Testa indicato come nuovo procuratore

13 Ottobre 2016

Ha 45 anni e da pm antimafia sfidò a Catania la cosca Santapaola, prenderà il posto di Mennini

CHIETI. Ha 45 anni, è siciliano e sarà tra i più giovani procuratori capo d'Italia. Francesco Testa (foto) è a un passo dal diventare il nuovo capo della procura di Chieti. Il suo nome è stato proposto dalla commissione al Plenum del Csm. Anche se l’unanimità non c’è. E tira aria di polemica. Erano 23 i magistrati in corsa. Ma il dopo Pietro Mennini sembra essere affidato a un inquirente classe 1971 che ora si trova fuori ruolo perché è consigliere giuridico per la Rappresentanza permanente d’Italia nelle Organizzazioni internazionali a Vienna. Ma qualche anno fa era alla Dda di Catania come sostituto procuratore della Repubblica. Si è occupato, in particolare, di delitti contro la pubblica amministrazione, reati ambientali e contro il patrimonio, misure di prevenzione e indagini in materia di armi e stupefacenti. Specializzatosi in tutela dell’ambiente e del territorio, Testa ha seguito indagini e processi per reati di criminalità organizzata con traffici internazionali di stupefacenti e armi, portando ad esecuzione numerose rogatorie internazionali per traffico di stupefacenti e riciclaggio, estradizioni e cattura di latitanti (con Albania, Belgio, Brasile, Bulgaria, Colombia, Francia, Germania, Grecia, Malta, Spagna e Venezuela). Nel 2004, poco più che trentenne, si è occupato di processi e indagini sulla grande criminalità catanese, cioè le cosche “Santapaola”, “Cappello” e “Mazzei”. Si deve a una sua indagine la cattura del latitante Giovanni Arena, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidio, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Arena figurava nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia: venne arrestato il 26 ottobre 2011 dopo ben 18 anni di latitanza. Testa viene poi applicato alla Procura generale presso la Corte di appello di Catania dove si ritrova ancora una volta a sostenere la pubblica accusa in complessi procedimenti a carico di esponenti della criminalità catanese. Tra le sue attività extragiudiziarie, di docenza, formazione e internazionali, può vantare lavori sulla criminalità informatica internazionale, il Cyber crime, sia per il Csm che a Parigi alla Ecole Nationale de la Magistrature françoise. E' stato anche magistrato referente per l’informatica per gli uffici requirenti del distretto di Catania, promuovendo e realizzando progetti di innovazione tecnologica come l’informatizzazione dei flussi di comunicazione a supporto delle attività di intercettazione e il collegamento remoto delle sedi di Polizia giudiziaria del distretto con il locale Centro. Ed è docente in diritto penale nella Scuola di specializzazione per le professioni legali della Seconda Università di Napoli, sul tema della criminalità informatica e delle nuove tecnologie. Infine è il magistrato referente per la cura e l’aggiornamento del sito web del Ministero.

Così giovane ma con un’esperienza talmente ricca da zittire chi sta polemizzando perché la scelta è ricaduta su un “fuori ruolo” che però, da giovane pm, ha lottato contro la mafia. Quella vera.(l.c.)