Testimone svela: la causa è un sorpasso

Una donna morta e dodici feriti, il conducente di una della auto coinvolte racconta gli attimi prima della tragedia
ARCHI. Sono gravi le condizioni di Carmelo Coccucci, 62 anni, che ha 45 giorni di prognosi mentre la di figlia Rosaria, 30 anni, è in prognosi riservata. Emtrambi feriti nel tragico incidente sulla Fondovalle Sangro mentre facevano ritorno ad Agnone. Nello scontro frontale, avvenuto in prossimità dell’uscita Piane d’Archi, è morta Rita Senese, 56 anni, di Napoli ma residente ad Agnone, moglie del Cocucci (infermiere al Caracciolo di Agnone) e madre di Rosaria. I tre viaggiavano a bordo di una Volvo V40 che, in seguito a un sorpasso, ha invaso la carreggiata opposta “sfiorando” una Land Rover, prendendo poi, sulla ruota anteriore destra, un’Audi Q5 condotta da N.C. originario di Castel Frentano ma residente a Lanciano, colpendo quindi frontalmente una monovolume con a bordo una famiglia tedesca (parente di quella a bordo dell’Audi) e finendo infine la propria corsa contro il guard rail opposto. L’urto è stato talmente violento che il motore della Volvo è stato catapultato a una trentina di metri di distanza. La povera donna che è stata scaraventata fuori dall’abitacolo; i soccorsi hanno cercato di rianimarla ma i tentativi si sono rivelati infruttuosi. La morte è sopraggiunta per i gravi traumi e per emorragia perché nell’urto la Senese ha subito l’amputazione di un braccio; l’arto è stato ritrovato solo ieri mattina, a sette metri dalla strada e a trenta dal corpo. L’incidente poteva avere conseguenze ancora più gravi di quelle prodotte, giacché nell’Audi Q5 viaggiavano la moglie del conducente e due loro figli, di 5 anni e 6 mesi, e nella monovolume c’erano complessivamente quattro adulti e altrettanti minori. Le due famiglie, difese dall’avvocato Alfonso Ucci, facevano ritorno a Lanciano dopo aver trascorso la giornata di Pasquetta in montagna. Tutti i mezzi coinvolti nell’incidente sono stati messi sotto sequestro dalla magistratura, il sostituto procuratore Anna Benigni ha aperto un’indagine. Da verificare è la dinamica dell’incidente e lo stato psico-fisico del conducente della Volvo. Lo scontro è avvenuto verso le 17,30 di lunedì; sul posto sono intervenuti i carabinieri di Archi e della compagnia di Atessa, il 118, i vigili del fuoco di Casoli e l’elisoccorso che si è levato in volo dall’ospedale di Pescara. Le operazioni di soccorso sono state coordinate dal 118 che ha provveduto al trasporto con l’elisoccorso dei due passeggeri della Volvo e al ricovero, negli ospedali di Chieti e di Lanciano, delle altre persone coinvolte. Tranne i primi due gravi ricoverati in prognosi riservata all’ospedale di Pescara con fratture multiple e seri problema alla colonna vertebrale, gli altri sono stati dimessi nella serata di lunedì, anche se ieri sono ritornati in ospedale per ulteriori accertamenti. Secondo quanto raccontato dai conducenti della Land Rover e della Q5, la Volvo avrebbe sorpassato ad alta velocità un altro mezzo non riuscendo a rientrare nella propria carreggiata di marcia (mare-monti). «Pensare» ha detto il conducente della Land Rover «che qualche chilometro prima la Q5 e la monovolume si sono fermati per aiutarmi a riparare una ruota che è scoppiata a causa di una delle tante buche che ci sono su questa strada disastrata. Poi ci siamo salutati ma abbiamo proseguito il cammino tutti e tre vicini. Poi è esploso l’inferno».
Matteo Del Nobile
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