Tetè: io sempre sugli sci anche sulla scala mobile

Lo storico maestro racconta il suo grande amore per la montagna e per lo sport «Spirito ultrà, sfidavo gli amici a correre sul muraglione dell’ex caserma Berardi»
CHIETI. Una generosa spruzzata di neve sulle cime della Maielletta. «Tetè, tra un po’ si va a sciare». Appena uno sguardo e parte la replica. «Se è per questo, ho già sciato la scorsa settimana un paio di volte sui quindici centimetri caduti nei pressi del Rifugio Pomilio. Guardando il mare da quota duemila. Bellissimo». Eugenio Di Francesco, detto Tetè, 71 anni che sembrano portati da altri, maestro di sci dal 1976, ti stupisce anche stavolta. Sempre fuori dalle righe e perfettamente protagonista del suo mondo: lo sport, la montagna, l’amore per l’ambiente e la propria città.
DALLA MAIELLA AL MARE. «Non c’è da meravigliarsi», continua, «perché fino a qualche anno fa praticavo sci estivo sulle Cime delle Murelle scendendo dal Monte Focalone a quota 2.676. Sotto il sole, in costume da bagno. Poi, messi via gli scarponi, nel pomeriggio una bella uscita in mare con il surf. Qui in Abruzzo è possibile e non vedo perché rinunciare». Ci mancherebbe altro. Gli impianti di risalita sostituiti da una bella arrampicata con gli sci in spalla, sostenuto da una prestanza atletica ora appena scalfita dagli anni. «La mia palestra di vita e di sport è stata il cortile della caserma Berardi dove sfidavo gli amici nella corsa su una mia corsia particolare, ovvero i quaranta centimetri di larghezza del muraglione di cinta. Ricordo ancora le gare studentesche al campo della Civitella, davanti a tremila studenti di tutta la provincia. Gareggiavo nel lancio del disco e nella staffetta assieme all’indimenticabile Attilio Fuggetta. Ed eravamo protagonisti, sempre e comunque, negli anni trascorsi all’Itcg Galiani».
DA “TETELLO” A TETÈ. Anni ai quali va ricondotto il soprannome di Tetè. «Studiavo da geometra e, in classe, c’erano diversi amici del teramano che, in dialetto, mi chiamavano così abbreviando il termine “tetello” che sta per fratello. Intanto ero entrato a far parte di un’altra grande famiglia come la società di atletica Falco Azzurro dove, tra gli altri, conobbi il mitico Luciano Vinciguerra. Praticavo qualsiasi disciplina e, un giorno, mi ritrovai, da calciatore non particolarmente dotato, a giocare in serie D con la Gloria Chieti. Correvo e non avevo paura di niente. Allora poteva bastare». Poi, folgorante, l’incontro con la montagna. «Una montagna bellissima e piena di opportunità mai sfruttate come la Maielletta. Da geometra collaboravo con l’impresa edile di Teresio Cocco e lo portai anche in quota negli anni in cui la località sembrava destinata ad uno sviluppo perentorio. Divenni maestro di sci e lavoravo al camping di Passolanciano dove tanti giovani animavano la località anche nelle ore serali. C’era movimento, passione e c’erano le settimane bianche organizzate dal professor Mario Faraone che coinvolgevano tanti ragazzi e le loro famiglie. Poi altre stazioni turistiche abruzzesi sono cresciute e la Maielletta è rimasta ferma. Con le sue potenzialità ma anche con i problemi derivanti dalla conflittualità tra operatori economici. Peccato. E quando penso allo sguardo ammirato di Mario Cotelli, ex direttore tecnico della valanga azzurra, nello sciare con me, anni fa, su uno strepitoso innevamento naturale e con il mare all’orizzonte, provo sempre tanta rabbia».
SCI SULLA SCALA MOBILE. Punto di riferimento per tanti appassionati nei suoi negozi di articoli sportivi a Passolanciano e Chieti, Eugenio, che intanto è diventato anche insegnante di snowboard, tanto per essere al passo con i tempi, è stato protagonista di diverse iniziative ambientalistiche contro qualsiasi forma di inquinamento. Sia in città, che in montagna. «Parabole, ripetitori, costruzioni abusive. Ho denunciato tutti. Penso sempre ad un suggestivo anello per il fondo sulla Maielletta ed ho anche ottenuto dalla soprintendenza archeologica l’autorizzazione a prendermi cura dello spazio verde adiacente i Templi Romani». Due anni fa, una trovata di cui si parlò per diversi giorni. «C’era tantissima neve e sono andato a sciare lungo la discesa che da via Asinio Herio porta al terminal dei bus, utilizzando la scala mobile come impianto di risalita. Una pista improvvisata di circa trecento metri, tra neve fresca, alberi, automobili ferme e tetti imbiancati. Si può fare. Mica è vietato?». Forse non lo è. Forse.
SPIRITO ULTRÀ. Una bacchetta magica e due desideri. «La realizzazione di idonei parcheggi a Chieti affinché il centro storico possa essere pedonalizzato e diventare un vero e proprio salotto cittadino mentre a Passolanciano è sin troppo facile indicare la concretizzazione del progetto riguardante il collegamento con le piste situate in località Mammarosa affinché si possa parlare di una stazione sciistica normale». Tutto d’un fiato, con il solito spirito polemico ma anche pieno di generosità e simpatia. «Uno spirito da ultrà che mi porto dietro da sempre», conclude sorridendo, «ero ragazzo e, alla vecchia Civitella, durante una partita del Chieti, ci fu un’invasione di campo con assedio all’arbitro e fitta sassaiola. Fui rincorso da un poliziotto e ricordo il suo stupore nel vedermi saltare a pie’ pari un muro altissimo e dileguarmi». Tirare sassi all’arbitro, però, non può non essere vietato e stavolta Tetè assicura che non lo ha fatto e non lo farà più.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

