Thales occupata, ma i posti sono salvi

L’azienda fa sapere al Centro il piano che garantisce i 96 lavoratori, ma in fabbrica scatta lo sciopero dopo l’assemblea
CHIETI. I dipendenti occupano la Thales, ma l’azienda dice che nessuno dei 96 posti di lavoro andrà perso. I dipendenti proclamano lo sciopero, ma la proprietà fa sapere da Firenze che solo 30 di loro dovranno trasferirsi con congrui incentivi. Nessuno però rischia di finire in Malesia. Al massimo dovrà andare a vivere a Firenze o Gorgonzola. Ma i dipendenti, ingegneri e tecnici specializzati in strumenti per la comunicazione, prendono in mano la fabbrica e dichiarano guerra alla proprietà.
La vertenza Thales, deflagrata ieri, ha due facce: una rassicurante, l’altra bellicosa. Dov’è la verità? Ieri pomeriggio, mentre allo Scalo andava in scena la madre di tutte le assemblee, abbiamo contattato una fonte autorevole della Thales Italia che da Firenze ha spiegato i passaggi chiave del piano di salvataggio dei posti di lavoro che, due giorni fa a Roma, ha convinto il Mise.
«Abbiamo deciso di impiegare trenta dipendenti nel progetto di alta tecnologia che ci permetterà di vendere all’estero radio per forze armate».
Il progetto ha un nome: Starmille, lo stesso nome della nuova società, Thales Starmille srl, che impiegherà i trenta lavoratori. Le radio del soldato vengono però realizzate in Malesia dal partner Sapura e poi spedite a Chieti Scalo per essere completate con le parti “intelligenti”. «Questo significa che nessuno dei trenta dipendenti lascerà Chieti», continua la nostra fonte. «Altri 30 lavoratori in esubero saranno invitati con incentivi a trasferirsi nelle nostre sedi di Firenzee Gorgonzola». La parte restante rimarrà comunque a Chieti per concludere in un anno il lavoro di una società obsoleta. «Come vede non mandiamo a casa nessuno. Né tantomeno in Malesia».
Ma alle 11 di ieri nello stabilimento di via Mattei parte l’assemblea dei lavoratori. I componenti della rsu Mario Pierdomenico, Simone Di Nisio e Carlo Caprari, insieme ai sindacalisti Davide Labbrozzi (Fiom Cgil) e Riccardo Nunziato (Uilm Uil) comunicano gli esisti dell’incontro del giorno prima svoltosi a Roma, presso il Ministero dello sviluppo economico. E i lavoratori non la prendono bene.
L’assemblea ha un andamento acceso e convulso e si chiude con due parole d’ordine: sciopero e occupazione, ad oltranza. Nel pomeriggio arrivano anche i due consiglieri del Partito democratico Chiara Zappalorto e Filippo Di Giovanni, mentre al telefono i sindacalisti parlano con il vice presidente della Regione Giovanni Lolli. Il vice presidente, con delega alle attività produttive e alle crisi industriali, che ha sempre seguito da vicino la vertenza Thales, dice che sarebbe voluto intervenire all’assemblea teatina ma un’altra vertenza, quella della Brioni, lo tiene fuori Abruzzo, impegnato sui tavoli romani. Assicura, però, la sua presenza a Chieti nei prossimi difficili e impegnativi giorni.
«Non ci basta l’assicurazione che non si perderanno posti di lavoro», dice Caprari, della rsu Uilm, «per noi l’incontro romano ha detto a chiare lettere che non c’è futuro per il sito teatino. Tanto è vero che il gruppo Thales ha detto di volerlo mettere in vendita. Ci dicono che la maggior parte di noi, 62 dipendenti su 96, verranno trasferiti a Firenze e Gorgonzola, ma in realtà ci stanno spingendo ad andare via. Per quanto riguarda i 26 che lavorano al progetto della radio del soldato, ci hanno detto che resteranno qui, ma solo inizialmente. Quando subentrerà la società malese, non si sa dove andranno a finire».
«L’incontro di Roma è stato un fulmine a ciel sereno», aggiunge Di Nisio, rsu Fiom, «C’erano spiragli positivi, tanto è vero che la cessione di ramo d’azienda alla newco Thales Starmille era stata sospesa. Lolli aveva messo in campo nuove opportunità e canali di finanziamento, così come la proprietà aveva chiesto. Ma le procedure per la cessione di ramo d’azienda sono riprese. Ciò significa che tra 25 giorni, l’operazione sarà conclusa».

