Thales, spuntano i nomi di Trevisan e un altro big

Due proposte ritenute concrete per rilevare il sito industriale dello Scalo La notizia si concretizza prima dell’incontro-braccio di ferro al Mise
CHIETI. Finisce male il vertice romano sulla vertenza Thales, ma in realtà dietro al braccio di ferro tra management e sindacati si aprono concreti spiragli di speranza. Spuntano infatti due imprenditori interessati al sito teatino di via Mattei. Uno, nome già noto nell’ambiente politico, è l’abruzzese Giulio Trevisan, amministratore della Comec, industria che opera nel settore delle macchine utensili con sede a Chieti, non molto distante dalla Thales. L’altro è anche lui di origine abruzzese e lavora nel settore della difesa, ma sul suo nome viene chiesto riserbo e noi ci atteniamo alle richieste per non compromettere l’intera operazione.
Che entrambe le proposte siano serie e concrete lo si capisce dal fatto che il vertice aziendale si è detto disponibile a bloccare la cessione del ramo d’azienda del progetto St@r Mille, visto che entrambe le proposte non prevedono lo smembramento del sito teatino. L’incontro di ieri al Ministero dello sviluppo economico si è aperto in mattinata ed è terminato nel pomeriggio con la delegazione manageriale della multinazionale che, spazientita, si è alzata abbandonando il tavolo. Salvo poi tornare indietro e chiedere la convocazione di un altro incontro al Mise per evitare quella che sarebbe stata interpretata come una rottura in piena regola. A quel punto, però, sono stati i sindacati a levare le tende, rimettendo tutto in mano al Mise che nella serata di ieri ha riconvocato il tavolo per domani pomeriggio.
Rottura o non rottura, le cose più interessati sono avvenute prima della riunione ufficiale, in un pre-incontro in cui il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, ha presentato una alla volta le due iniziative imprenditoriali interessate al sito teatino. Entrambe le proposte eviterebbero l’odiato “spezzatino”, a cominciare dalla cessione della St@r Mille a una nuova società composta dalla Thales francese e dalla malese Sapura. È stato l’ex direttore di Confindustria Chieti, ora codirettore di Confindustria Chieti Pescara, Fabrizio Citriniti ad avanzare in nome dell’azienda la proposta che prevede lo stop alla cessione. Ma, nonostante che nella sostanza i sindacati chiedessero proprio questo, il punto è rimasto molto controverso, perché la proposta di Citriniti prevedeva la sospensione dell’applicazione della procedura di cessione e non la sospensione della procedura, come richiesto dalle forze sindacali.
Per Citriniti, però, non si sarebbe potuto sospendere la procedura, essendo questa già conclusa. I vertici Thales erano presenti con l’amministratore delegato Erich Ugo Govigli, il capo del personale Fabrizio Monsani e il responsabile del personale per quanto riguarda solo il sito teatino, Cosimo Lai. La delegazione era, inoltre, affiancata da Citriniti, per Confindustria Chieti Pescara, e da Raffaella Santoro per Confindustria Firenze. Per il Mise c’era Chiara Cherubini, funzionario dell’unità di gestione vertenze del ministero. Immancabile il vice presidente Lolli e infine c’erano le delegazioni nazionali di Cgil, Cisl e Uil di settore e le rsu di tutti i siti italiani Thales.
Altro punto che ha acceso la discussione è stata la richiesta di chiudere lo sciopero e l’occupazione della fabbrica (in realtà tecnicamente l’azienda di via Mattei non è occupata ma solo presidiata). I sindacati hanno deciso di adottare la linea dura: «Continuiamo con sciopero e presidio», ha detto Davide Labbrozzi della Fiom Cgil, «finché non ci daranno precise tutele e garanzie sul futuro dei lavoratori. Siamo più determinati che mai». Quanto alle due proposte di interessamento al sito teatino: «Siamo disponibili», dice il sindacalista, «a valutare una proposta alternativa al piano industriale Thales. Vogliamo però andarci con i piedi di piombo».
Sono 96 i lavoratori della Thales teatina. E secondo il managemente italiano, il sito va smembrato cono 26 addetti che seguirebbero il progetto St@r Mille e gli altri che dovrebbero trasferirsi tra i due siti industriali di Firenze e Gorgonzola.

