Tir esploso, torna la paura gpl al porto

Ortona. Il Comitato cittadino lancia l’allarme sull’impianto di stoccaggio del gas: «E se un caso Bologna accadesse qui?»
ORTONA. Le terribili immagini dell’esplosione che si è verificata lunedì pomeriggio a Bologna, hanno scosso particolarmente la popolazione ortonese. Nella città adriatica si attende ancora una decisione sul progetto di deposito gpl in area portuale. L’autocisterna che, in seguito a un tamponamento in autostrada, ha provocato l’inferno sul raccordo di Casalecchio trasportava proprio gas di petrolio liquefatti. Ecco che allora i video che circolano in queste ore rimbalzano nelle menti della cittadinanza che torna a porsi delle domande su cosa significherebbe per Ortona avere un impianto di stoccaggio di gas.
Così il Comitato di Ortona si chiede: «E se quanto è accaduto a Bologna fosse successo qui?» Con questo quesito invita a una riflessione sulla pericolosità del gpl. «Così com'è concepito, l’impianto che dovrebbe essere creato nel porto di Ortona sicuramente non prende in seria considerazione la pericolosa vicinanza con le abitazioni civili e, soprattutto, la distanza che i mezzi, parliamo proprio delle autobotti cariche di gpl, devono percorrere per raggiungere l’autostrada». E allora preoccupano i risvolti che potrebbero esserci in caso di incidente come accaduto lunedì nel Bolognese. Secondo il Comitato, quindi, in considerazione di questi aspetti, andrebbe fatta una valutazione analitica di ogni dettaglio per soddisfare i criteri legati in particolar modo alla sicurezza.
«È opportuno valutare i tempi di percorrenza per l’arrivo dei mezzi di soccorso nonché dei vigili del fuoco. Un ritardo in tal senso provocherebbe l’ampliarsi dell’incidente, sia dell’incendio in sé e per sé, sia in termini di vite umane», sostiene il gruppo che si batte anche per la difesa del presidio ospedaliero di Ortona. Un capitolo che inevitabilmente riemerge con la questione del progetto in area portuale: «Gli ospedali di Bologna hanno gestito con professionalità e tempestività il flusso dei feriti, avendo a disposizione tutti i servizi essenziali e relativi pronto soccorso», sottolinea lo stesso comitato. Cerchiamo di immaginare se nella zona del disastro, l'ospedale più vicino fosse stato sprovvisto dei servizi essenziali e del pronto soccorso, e ridotto a stabilimento come quello di Ortona che ne è l’emblema». Il Comitato di Ortona si rivolge alla politica: «Crediamo», conclude, «che sia necessario ripensare da subito tutto ciò, lavorando per restituire a Ortona la sicurezza, anche sanitaria, che ha sempre avuto».
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