Tolto il proiettile scoperto sul molo del porto

Ortona. L’ordigno della Seconda guerra rimosso dall’Esercito: stop ai divieti, l’area è in sicurezza
ORTONA . È servito l’intervento dell’Undicesimo reggimento genio guastatori dell’Esercito di Foggia, disposto dalla Prefettura di Chieti, per rimuovere il reperto bellico rinvenuto da un peschereccio. Era depositato sulla banchina del molo Mandracchio del porto di Ortona. I militari hanno provveduto a verificare che il proiettile da mitragliatrice calibro 12,7, di derivazione degli Stati Uniti d’America e risalente alla seconda guerra mondiale, fosse inerte, per poi procederne alla rimozione ai fini del successivo smaltimento.
A seguito del suo ritrovamento, erano scattate immediatamente le procedure di prevenzione da parte dell’Autorità di sistema portuale. Era stata predisposta la messa in sicurezza di una parte della banchina e, in particolare, era stato interdetto lo specchio d’acqua per un raggio di cinque metri dalla zona del ritrovamento. Fino al completamento delle operazioni di smaltimento, i titolari del posto di ormeggio nelle vicinanze dell’area interdetta sono stati costretti a ormeggiare in altre aree appositamente individuate in accordo con la capitaneria di porto secondo la disponibilità del momento. Mercoledì scorso il personale militare ha eseguito le operazioni di bonifica dell’area stessa e, di conseguenza, è stata abrogata l’ordinanza emessa il 16 novembre scorso dall’Autorità di sistema portuale e della capitaneria di porto. Così è stata ripristinata la piena fruibilità del molo Mandracchio. Tornando indietro di qualche mese, invece, ad aprile era stata sfiorata la tragedia. Durante alcune operazioni di pulizia a Punta Ferruccio, un mezzo meccanico con un trinciatutto aveva urtato accidentalmente un ordigno bellico della seconda guerra mondiale, che era poi esploso. Si trattava di un mortaio canadese da tre pollici, di cui poi erano state ritrovate alcune schegge. Lo scoppio aveva innescato un grande incendio. Le fiamme si erano poi propagate rapidamente, per via del vento forte, e avevano causato anche la deflagrazione di una seconda bomba, a poca distanza dal punto della prima esplosione. Miracolosamente nessuno era rimasto ferito. Nella stessa area, durante le operazioni di messa in sicurezza dei giorni successivi, gli artificieri dell’Esercito avevano trovato altre 15 bombe simili. (a.s.)
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