Torna l’emozione della Squilla «Una luce di speranza per tutti»

Celebrato dopo tre anni il rito che caratterizza la città da oltre 4 secoli come cammino di penitenza Il sindaco: questa campana deve guidarci ogni giorno. Il vescovo: riaccendiamo fede, amore e pace
LANCIANO. «La voce del cielo ce l’ha solo a Natale», così descriveva Cesare Fagiani la Squilla. E ieri la vucetta fine della campana in cima alla Torre civica è tornata a riempire il cielo lancianese. Rintocchi di pace, perché la Squilla entr’à la mente ti squaije nu penzere malamente nche nu ndu-lin-da-li che sa d'amore, di famiglia e ricordi attesi da tre anni. E non a caso parlano di emozioni il sindaco Filippo Paolini e l'arcivescovo di Lanciano-Ortona Emidio Cipollone nell'augurare il buon Natale ai cittadini radunati in piazza. E ieri tantissime persone sono tornate a vivere appieno questa tradizione che caratterizza Lanciano, voluta da monsignor Tasso oltre 4 secoli fa, come cammino di penitenza, al suono della squilla, per ricordare il cammino fatto da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme.
«La Squilla è un'emozione», dice il sindaco Paolini. «Non è un suono qualsiasi, è un'emozione che riporta indietro nel tempo, fa pensare i nostri cari che non ci sono più, a chi vive all'estero, a quanti non posso essere qui a condividere questo momento. "Non abbiate paura di emozionarvi", diceva monsignor Enzio D’Antonio e la Squilla fa provare emozioni che sanno di famiglia, di rispetto, di pace e serenità che ci devono guidare ogni giorno. E non a caso ogni giorno suona dalle 8 alle 8.30». «L'emozione non ha voce», continua Cipollone citando una canzone, «e se ci sei c'è troppa luce; la luce è quella della Squilla che deve far esplodere in noi le emozioni che ci devono portare a vivere con speranza e seguendo tre parole che ci ricorda sempre Papa Francesco: gratitudine, conversione e pace».
Parole che il vescovo spiega dinanzi alla chiesa dell’Iconicella, prima tappa della processione. «Oggi è davvero un momento di ripartenza», dice il vescovo, «erano tre anni che non ci vedevamo per la Squilla. Che è però continuata simbolicamente; siamo riusciti a mantenere accesa la lampada della speranza che è quella capace di riaccendere fede, amore e pace. Se manca la speranza il mondo non risponde positivamente a quello che accade». E per rispondere positivamente bisogna camminare assieme e tenere a mente tre parole: gratitudine, conversione e pace. «Gratitudine perché, pur in questi tempi difficili, nonostante tutto, ci siamo: dalla ferita dell'ostrica nasce la perla», spiega il vescovo. «Conversione, ossia imparare a fare le cose assieme, che non è affatto scontato e a centrare il bersaglio della nostra vita. E poi la pace che non sarà un'illusione ma il traguardo, se si riuscirà a camminare assieme. Siano questi tre valori, i tre doni da scambiarci per la Squilla e il Natale».
E alle 18 in punto dalla campanelle chiù cumune è uscita la vocetta fine che l’antivigilia di Natale diventa speciale: appiana i dissidi, ricostruisce rapporti, accorcia le distanze, unisce le famiglie. E nella piazza illuminata a festa e gremita ci si scambiano gli auguri, senza aver paura di stringersi le mani, prima di tornare a casa, per vivere la Squilla in famiglia.
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