Tornano al cimitero: scatta l’arresto-bis

1 Settembre 2018

I necrofori erano andati al camposanto e incontrato alcune persone, ora sono ai domiciliari per inquinamento delle prove

VASTO. Imprudentemente hanno visitato i luoghi in cui avrebbero commesso i reati che li hanno messi nei guai e incontrato persone con cui non avrebbero dovuto parlare. Luisito Lategano, 45 anni, e Antonio Recinelli, 65 anni, due dei tre arrestati dell’operazione “Eterno riposo”, a distanza di una settimana dalla revoca del divieto di dimora a Vasto, tornano agli arresti domiciliari. Il 23 agosto i loro difensori, gli avvocati Massimiliano Baccalà e Antonello Cerella avevano ottenuto la misura meno afflittiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Giovedì scorso, gli agenti della squadra anticrimine del commissariato di Vasto, in esecuzione di una ordinanza del Gip, hanno applicato una nuova misura cautelare.
«I due indagati», fa sapere la polizia, «accusati in concorso tra loro in qualità di necroforo e operaio, di vari reati, tra i quali induzione indebita a dare utilità, tentata concussione e vilipendio di cadavere, erano tenuti sotto stretto controllo dalla squadra anticrimine del commissariato. Agli agenti non poteva sfuggire che entrambi avevano ripristinato vecchi contatti ed erano tornati a frequentare luoghi e persone collegate ai reati contestati con evidente pericolo di inquinamento delle prove a loro carico». Il gip del tribunale di Vasto non ha avuto alcune esitazione e ha disposto per i due il ritorno agli arresti domiciliari. Dopo le formalità di rito i due sono stati accompagnati nelle rispettive abitazioni.
«Il mio cliente», afferma l’avvocato di Recinelli, Massimiliano Baccalà, «è andato al cimitero per motivi familiari e per pochi minuti mentre faceva jogging». L’avvocato Antonello Cerella annuncia il ricorso al Riesame: «Lategano», sostiene Cerella, «aveva solo l’obbligo di firma e non il divieto di andare al cimitero dove, peraltro, riposano alcuni suoi congiunti. Non ha quindi violato alcuna disposizione», afferma Cerella.
Nell’inchiesta sulle presunte tangenti per seppellire i morti ci sono anche 14 indagati. L’indagine, tutt’ora in corso, è partita da un cartello affisso all’esterno dei cimitero che invitava i cittadini a consegnare denaro per qualsiasi operazione cimiteriale solo ed esclusivamente in municipio. «Sono bastate poche verifiche», ha spiegato il procuratore capo Giampiero Di Florio, «per individuare una gestione parallela occulta e privatistica dannosa per il servizio pubblico. Davanti a comportamenti inequivocabilmente illegali ho sentito la necessità di intervenire subito. L’indagine prosegue».
Le “mazzette” al cimitero oscillavano dai 150 ai 700 euro per quella che è stata definita dagli investigatori «una redditizia gestione parallela delle attività cimiteriali che non passava dagli uffici comunali».
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