Torrevecchia, guai per il Comune: ditta da risarcire per 340mila euro

La Cassazione rigetta il ricorso dell’ente per il dietrofront sull’impianto dei rifiuti di Valle dell’Inferno Il consigliere Marinucci: capitolo vergognoso per la comunità, ora chiediamo il conto su questo esborso
TORREVECCHIA TEATINA. Anche la Cassazione rigetta il ricorso del Comune di Torrevecchia sull’impianto di rifiuti che doveva sorgere in località Valle dell’Inferno. Un’ordinanza della suprema corte arrivata a fine dicembre scorso rigetta il ricorso del Comune, confermando la precedente sentenza della Corte d’appello di Milano che condannava il Comune al risarcimento danni alla ditta che voleva realizzare l’impianto. Una vicenda che al Comune guidato dal sindaco Francesco Seccia costa oltre 340mila euro. «Di quei soldi ora chiederemo il conto», tuona il consigliere d’opposizione Nando Marinucci, storico oppositore sia del precedente sindaco, Katja Baboro, durante la cui amministrazione è partita la vicenda, sia dell’attuale sindaco Seccia che si è ritrovato la patata bollente sulla sua scrivania.
Tutto parte nel 2013: il 19 gennaio l’amministrazione Baboro dà il via libera alla realizzazione di un sistema comunale di autocompostaggio di rifiuti organici e firma con la ditta che lo vuole realizzare, la Methapower Biogas, una clausola compromissoria contenuta in un memorandum d’intesa sulla realizzazione dell’impianto. La minoranza di Marinucci si oppone alla realizzazione della fabbrica e parte anche la contestazione dei cittadini allarmati per la nascita di un nuovo impianto di trattamento rifiuti sul territorio. Arriviamo a ridosso delle elezioni della primavera del 2014 e la maggioranza del sindaco Baboro decide di fare marcia indietro: con delibera consiliare numero 22 del 10 maggio 2014, il Comune revoca la precedente delibera di manifestazione di parere favorevole alla realizzazione dell’impianto e chiude le porte alla Methapower. La ditta, rappresentata dall’avvocato Marino Cavestro, intenta un arbitrato contro il Comune con una richiesta di danni milionaria. L’arbitro unico condanna il Comune a pagare 164mila euro. Il Comune non ci sta e fa ricorso alla Corte d’appello di Milano che, con sentenza del 12 novembre 2018, rigetta l’impugnazione avanzata dal Comune. Contro questa sentenza l’amministrazione propone il ricorso in Cassazione e anche questa volta ha la peggio.
Risultato: tra spese legali, interessi, spese per procedure esecutive a causa dei ritardati pagamenti, dai 164mila euro iniziali si arriva a un totale di oltre 340mila euro. Secondo il consigliere Marinucci, che ha ricostruito la vicenda dal punto di vista degli esborsi economici (comprese le parcelle dell’avvocato del Comune), si arriva a 340.136,63 euro. «Dopo menzogne», dice Marinucci, «e soprattutto valanghe di fango contro l’opposizione per aver sempre sostenuto pericoli e costosi errori amministrativi per i cittadini, oggi si mette la parola fine a questo capitolo davvero vergognoso per la storia della comunità».
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