Torri eoliche, la Regione boccia il progetto

Carpineto Sinello. Niente autorizzazione alla Edison per i 4 impianti: «Nessun interesse pubblico»
CARPINETO SINELLO. «Non si ravvisano motivi di interesse pubblico di rilievo tali da giustificare la irreversibile riduzione di superficie boscata, con le connesse conseguenze in termini di biodiversità, diminuzione di stabilità dei terreni, modifica del paesaggio e del regime delle acque». La Regione Abruzzo – Servizio foreste e parchi – boccia il progetto della Edison che intende realizzare quattro torri eoliche sul crinale di Monte Sorbo, a Carpineto Sinello. Si è conclusa con esito negativo l’istruttoria relativa all’impianto. Per il dirigente del servizio regionale, Sabatino Belmaggio, e per il responsabile dell’ufficio, Francesco Contu, «qualsiasi intervento che comporti l’eliminazione della vegetazione esistente finalizzata a una utilizzazione del suolo diversa da quella forestale, con conseguente riduzione della superficie boscata, riveste carattere di eccezionalità e può essere autorizzata esclusivamente per la realizzazione di opere di rilevante interesse pubblico».
La ditta ha ora dieci giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Come dicevamo il progetto della Edison prevede quattro torri eoliche da 6 Mw l’una, per una potenza nominale complessiva del parco di 24 Mw, sul crinale di Monte Sorbo, in territorio di Carpineto Sinello. La vita dell’impianto è stimata in 29 anni. Su questo progetto e su altri che incombono su alcuni comuni del Vastese è scattata nei mesi scorsi la mobilitazione dei sindaci, mentre da Carpineto Sinello è partita una raccolta di firme. Secondo i promotori dell’iniziativa gli elaborati progettuali presentati al ministero dell’Ambiente e alla Regione, mettono a rischio non solo gli habitat protetti dalle direttive della stessa Unione Europea, ma anche il benessere delle comunità locali e delle specie animali e vegetali. Viene ventilato, inoltre, il degrado paesaggistico, ambientale e archeologico causato da questi impianti, che comporterebbero un deprezzamento dei beni immobili, se non addirittura un crollo totale del mercato immobiliare locale, già in difficoltà.
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