Torricella commemora i “Martiri di Riga”

Il Comune ricorda una delle stragi di civili meno conosciute della guerra: nove contadini uccisi nel ’44
TORRICELLA PELIGNA. Ricordare per trasmettere la memoria alle nuove generazioni, questo è lo spirito con il quale l’amministrazione, guidata dal sindaco Carmine Ficca, lo scorso 10 agosto ha commemorato i “Martiri di Riga”, una frazione di Torricella. Era il 12 gennaio 1944, quando in una masseria i soldati nazisti uccisero nove persone inermi, tutti contadini: Giuseppe Porreca e Antonietta Marino con la figlia undicenne Rosa Porreca, Carmela D’Ulisse e Nunziato Rossi con la figlia Felicia Rossi, Rosina Porreca con il figlio di un anno Nicola Rossi, Emilia Crivelli.
La sera dell’11 gennaio ci fu un’azione degli alleati e di un gruppo di patrioti contro alcuni soldati tedeschi che furono uccisi. Il giorno seguente fu organizzata una feroce vendetta contro i civili nascosti in quella zona e, circondate le masserie, i soldati appiccarono il fuoco e costrinsero gli occupati a uscire di corsa dai loro rifugi per tentare una via di scampo. Così morirono a Riga. Furono giorni di terrore quelli. Giorni nei quali i tedeschi, in ritirata, compirono eccidi più o meno conosciuti: Sant’Agata di Gessopalena, Villa Santa Maria, Quadri e altri. Complessivamente in Abruzzo ci sono state 903 vittime in 359 episodi. Quasi ogni giorno i civili erano vittime dell'odio. Si viveva nella paura, mischiata al freddo, alla fame, alle malattie. Una masseria, una casa, una stalla: nessun luogo era sicuro.
Solamente il primo febbraio 1944 Torricella fu abbandonata dai tedeschi che avevano distrutto gran parte dell’abitato. Il 30 marzo del 1976 il Comune di Torricella Peligna è stato insignito della Medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: «Per oltre nove mesi oppose fiera resistenza alla tracotanza delle forze tedesche e fasciste di occupazione. La popolazione sostenne apertamente e validamente la formazione del gruppo Patrioti della Maiella e alla intimazione di evacuazione dell’abitato oppose netto rifiuto. Sacrifici sofferti in vite umane barbaramente stroncate, deportazioni, vessazioni e distruzioni di ogni sorta non valsero a piegare la resistenza. Nella lotta partigiana i suoi cittadini seppero dare generoso ed efficace contributo di combattenti di sangue e di valore alla causa della libertà della Patria».
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