Traffico di droga, un arresto anche a Chieti

La Finanza di Torino scopre due bande, 24 in manette: tra loro un albanese che vive in centro storico
CHIETI. Coinvolge anche Chieti la maxi inchiesta della guardia di finanza che ha scoperto due organizzazioni criminali, specializzate nel traffico di droga, con basi a Torino e Alessandria. Tra i 24 arrestati c’è anche un albanese di 53 anni, Arjan Radi, che vive nel centro storico teatino: da ieri è rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo. Radi ha avuto un ruolo marginale, tant’è che i pm gli contestano un unico episodio di spaccio. Le manette, oltre che in Piemonte e in Abruzzo, sono scattate anche in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.
Entrambi i gruppi criminali smantellati sono di origine albanese, mafia sempre più emergente nel narcotraffico internazionale che si affianca alla ’ndrangheta nel commercio di rilevanti quantitativi di droga. «Il primo», spiegano gli investigatori, «aveva una consolidata rete di approvvigionamento e distribuzione, con sodali incaricati di acquisto, stoccaggio, lavorazione e successiva commercializzazione degli stupefacenti. Le comunicazioni tra i componenti del sodalizio avvenivano tramite apparati cellulari di prima generazione, appositamente dedicati. Ogni volta che un corriere veniva arrestato era puntualmente rimpiazzato con altri membri del gruppo. A capo vi era un cinquantottenne albanese, da oltre 20 anni stabilitosi in provincia di Torino».
Nel corso delle indagini, gli investigatori sono riusciti a individuare un secondo sodalizio, «radicato ad Alessandria, ricostruendone l’organigramma. Questo gruppo riforniva di ingenti quantitativi di stupefacente l’omologo torinese. Il promotore del secondo gruppo è un trentanovenne albanese, anch’egli da circa 20 anni sul territorio nazionale e stabilmente radicato nell’Alessandrino. L’uomo manteneva diretti contatti con i fornitori, dimoranti in Albania, e stabiliva i quantitativi da introdurre in Italia, in base alle necessità di mercato».
L’organizzazione, che trafficava non solo cocaina ma anche hashish e marijuana, si occupava di effettuare stabilmente cessioni di stupefacenti in Piemonte (province di Torino, Alessandria e Novara) e, occasionalmente, anche in Lombardia (province di Pavia, Milano e Brescia) e in Francia.
Entrambi i gruppi criminali disponevano di alloggi e luoghi idonei a nascondere lo stupefacente e di un collaudato sistema per provvederne al trasporto e alla distribuzione, «avvalendosi anche di veicoli modificati e dotati di appositi doppi fondi. Nel corso delle investigazioni sono stati sottoposti a sequestro complessivamente circa 45 chili di cocaina, 150 chili di marijuana, 1,5 chili di hashish e 900mila euro in contanti. I quantitativi di sostanze stupefacenti intercettati, se immessi sul mercato “al dettaglio”, avrebbero potuto generare introiti illeciti per almeno 6 milioni di euro». (g.let.)
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