«Trasportavamo la droga per necessità»

I corrieri napoletani arrestati si difendono: «Avevamo bisogno di soldi». Ma restano in carcere
CHIETI. «Trasportavamo droga per bisogno. Avevamo necessità di soldi per vivere». Così hanno provato a giustificarsi durante l’interrogatorio Giovanni Cozzolino, 55 anni, e la cugina Nunzia Fabiano (49), i due napoletani finiti in manette sabato sera dopo aver gettato un chilo di hashish dal finestrino della Lancia Y su cui viaggiavano. Il giudice Isabella Maria Allieri ha convalidato gli arresti eseguiti dalla polizia di Chieti e confermato per entrambi gli indagati la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani.
In un primo momento, dopo un inseguimento di circa un chilometro nella zona di via Tirino, Cozzolino e Fabiano avevano provato a respingere le accuse sostenendo di non sapere nulla di quel pacco postale pieno di droga recuperato dagli investigatori su un marciapiede del parcheggio del centro commerciale Megalò. Ma ieri mattina, davanti al giudice, entrambi non hanno potuto far altro che ammettere le loro responsabilità: gli agenti hanno assistito in diretta al momento esatto in cui i due hanno tentato di disfarsi dello stupefacente.
Il sequestro di 10 panetti di hashish dal peso di 100 grammi ciascuno è solo il primo passo dell’indagine condotta dai poliziotti della sezione narcotici, coordinati dal capo della squadra mobile Miriam D’Anastasio. Le informazioni racchiuse nel cellulare trovato nella disponibilità della coppia di corrieri della droga potrebbero essere utili per ricostruire la catena dello spaccio. È possibile che chiamate, rubriche, sms, messaggi di Whatsapp e Messenger svelino gli affari degli arrestati e indichino alla polizia spunti interessanti per ulteriori approfondimenti. Alcuni dei panetti che trasportavano Cozzolino e Fabiano sono contrassegnati dalla scritta “dragon” e risultano identici a quelli sequestrati il mese scorso a Pozzuoli, in provincia di Napoli: li nascondeva Eugenio Del Giudice, 45 anni, ritenuto affiliato al clan camorristico dei Longobardi-Beneduce e finito più volte in manette. Secondo gli investigatori, la droga trovata sabato era destinata al mercato dell’area metropolitana tra Chieti e Pescara e sarebbe finita nelle piazze di spaccio per rifornire gli ambienti universitari e i locali della movida nel weekend. Nelle ultime settimane i controlli antidroga sono stati potenziati su disposizione del questore Ruggiero Borzacchiello. (g.let.)

