Trattamento dell’infertilità l’assistenza è in aumento

2 Gennaio 2020

Ortona. Dati in crescita per il Centro di procreazione assistita dell’ospedale Bernabeo Il professor Tiboni: «Regione e Asl attivino la diagnosi genetica preimpianto»  

ORTONA. Un’eccellenza che nell’anno appena trascorso ha incrementato ulteriormente i suoi già importanti numeri. Il Centro di procreazione medicalmente assistita (Pma) rimane uno dei fiori all’occhiello dell’ospedale Bernabeo e tra i maggiori centri pubblici di Pma del Centrosud Italia. Si tratta di un centro universitario che effettua tecniche di I, II e III livello, rientrate - a partire dal 28 agosto 2018 - nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Proprio l’ingresso nei Lea ha comportato un abbattimento dei costi per tutte le coppie residenti in Abruzzo che usufruiscono di trattamenti per infertilità. Nel 2019 si è registrato un aumento del numero di trattamenti rispetto all’anno precedente: sono stati 332 quelli di I livello mediante inseminazione intrauterina, (tecnica che prevede la deposizione del liquido seminale capacitato all’interno della cavità uterina); 490 di II livello (con fecondazione in vitro mediante iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, Icsi), 8 di III livello con Tese (tecnica che prevede il prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli e successiva fecondazione in vitro).
Per le pazienti arrivate a trasferire gli embrioni in utero, la percentuale di gravidanza è stata del 34%, condizionata dall’età delle pazienti stesse. Mentre la percentuale di gravidanze con l’inseminazione intrauterina si è aggirata sul 13%, valore in linea con i tassi nazionali. Otto pazienti hanno effettuato preservazione della fertilità: nel centro di Pma di Ortona, infatti, le giovani donne affette da patologie neoplastiche che necessitano di terapie potenzialmente gonadotossiche, hanno la possibilità di preservare la fertilità mediante la crioconservazione dei propri ovociti. Fino a oggi un totale di 30 pazienti oncologiche ha beneficiato di questo servizio.
Complessivamente sono state circa 1.040 le coppie giunte al Centro nel 2019 di cui il 30% provenienti da altre regioni quali Molise, Puglia, Marche, Lazio e Sicilia. Il responsabile del Centro è il professor Gian Mario Tiboni che dirige uno staff costituito da due dirigenti medici: Ilde Verna e Emiliana Leonzio; due biologhe: Giuseppina Porcelli e Maria Cristina Budani; una coordinatrice: Tiziana Di Rado; un’ostetrica: Sabrina Giuliante; due infermiere: Rosita Di Prinzio e Marilena Rizzacasa; e un amministrativo: Maria Antonucci.
Durante l’anno è stata offerta formazione sulla terapia della sterilità a 12 medici specializzandi in ginecologia e ostetricia e a 16 allieve ostetriche. Obiettivi? «L’attivazione della diagnosi genetica preimpianto, tecnica che permette alle coppie portatrici di patologie genetiche di concepire figli sani», dichiara il professor Tiboni. «Si spera che la Asl e la Regione abbiano la volontà di supportare questo progetto».
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