Trattamento e recupero rifiuti Il Tar: l’impianto è pericoloso
CHIETI. Una vera e propria discarica di rifiuti per i molti che hanno manifestato contro, "Centro di recupero e valorizzazione di materiali provenienti da servizi di raccolta differenziata"....
CHIETI. Una vera e propria discarica di rifiuti per i molti che hanno manifestato contro, "Centro di recupero e valorizzazione di materiali provenienti da servizi di raccolta differenziata". Comunque lo si chiami, il Tar di Pescara si è pronunciato per la pericolosità dell'impianto proposto dalla srl Edilizia Colonnetta anche nella seconda versione di progetto, quella che il Comitato regionale per la valutazione dell'impatto ambientale aveva escluso dalla procedura, appunto, di Via. La sezione staccata pescarese del Tar ha pubblicato la sentenza, dopo l'udienza del 3 luglio scorso che aveva esaminato due distinti ricorsi proposti da diversi residenti delle contrade Brecciarola di Casalincontrada e Chieti insieme alla società Fooditalia, attiva nel settore alimentare con sede a poca distanza dal sito in cui dovrebbe sorgere l'impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti differenziati.
«I miei assistiti», spiega l'avvocato Francesco Paolo Febbo di Pescara, che ha preparato uno dei due ricorsi (a sostenere gli interessi degli altri ricorrenti è l'avvocato Katia Ferrarini, sempre di Pescara) «hanno impugnato il giudizio del Comitato di coordinamento regionale per la Via del novembre scorso, centrato sul progetto che si pretendeva depotenziato a 105mila tonnellate di rifiuti annui trattati, contro le 200mila della prima proposta che invece lo stesso Comitato aveva ritenuto di dover sottoporre alla valutazione di impatto sull'ambiente per evidenti rischi potenziali a danno del territorio». Il Tar pescarese non ha avuto dubbi, giacché nella sentenza si legge che il giudizio del Comitato con il quale è stata esclusa la Via è «totalmente privo di motivazione in ordine alle valutazioni effettuate in merito». Contro l'impianto di trattamento avevano dichiarato guerra fin dal 2012 diversi comitati di residenti nelle due frazioni e dal Wwf, che puntano il dito contro rischi quali l'inquinamento prodotto dal trattamento, le polveri sottili in aumento per effetto del traffico di mezzi pesanti e le notevoli operazioni di sbancamento previste anche nella seconda versione del progetto. «La decisione del Tar», spiega Sergio Montanaro, a capo del movimento Casale futuro «dopo i precedenti rinvii dello stesso Comitato Via, mette in evidenza la legittimità della nostra battaglia. É evidente che il problema é il luogo. Le accuse di essere strumentali ancora una volta tornano indietro nei fatti».(f.b.)
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