Tre sindaci attaccano la Asl e la Regione

I primi cittadini di Lanciano, Vasto e Casoli: ritardi e confusione nella gestione dell’emergenza Covid
LANCIANO . Criteri di valutazione dei tamponi non chiari, ritardi nelle risposte dei test, nessuna informazione sui pazienti Covid, se sono a casa o ricoverati o addirittura deceduti. E ancora: tamponi negativi “congelati”, non inviati ai cittadini, e addirittura bollati come “antistress”, calma pazienti. Sono i sindaci Massimo Tiberini (Casoli), Mario Pupillo (Lanciano) e Francesco Menna (Vasto) a rilevare «approssimazione e pressapochismo nella gestione dell'emergenza sanitaria da parte di Asl e Regione» nella riunione del comitato ristretto sindaci Asl di cui fanno parte, assieme al primo cittadino di Chieti, Umberto Di Primio. Una denuncia dei tre sindaci Pd fatta di fronte all’assessore Nicoletta Verì e al dg Claudio D’Amario. «Noi sindaci», dice Tiberini che ha chiesto la convocazione della riunione, «siamo in prima linea nel cercare di dare risposte ai nostri cittadini, senza però avere un rapporto continuo con Asl e Regione, senza essere informati tempestivamente sui dati dei tamponi e sulle direttive sanitarie regionali, senza sapere i pazienti positivi dove sono e come stanno».
«La Asl ha parlato di test in 48 ore», aggiunge Pupillo, «invece abbiamo ancora attese di quindici giorni e ritardi quindi nelle cure. Poi non c’è una comunicazione ed una tracciabilità del paziente Covid positivo». I sindaci rilevano che non si conosce se il paziente Covid è a casa o ricoverato, dove eventualmente è ricoverato, qual è il nome del medico curante, se è stato dimesso o se è morto con conseguenti problemi sanitari e organizzativi. Increduli poi sulla risposta della Verì sui ritardi dei tamponi dovuto ad «un accumulo di test della Asl chietina perché i codici identificativi erano diversi dalle altre tre Asl e dalla piattaforma del laboratorio di Pescara».
«È stupefacente che si siano potuti classificare campioni con codici diversi da quelli applicati dal laboratorio di riferimento che avrebbe dovuto processare i tamponi», dicono i tre, «chi ha generato questo banale ma grave difetto di procedura?». Problemi anche nell’assegnazione delle presunte priorità e caos sulla appropriatezza dei test. «D’Amario», dicono, «ha detto che molti tamponi sarebbero stati effettuati senza criteri oggettivi dagli operatori: li ha chiamati tamponi “antistress” per calmare i pazienti. Una dichiarazione scarica barile». A far trasalire Menna poi la volontà del dg di fare dell'ospedale di Vasto il Covid hospital della provincia, in barba anche alle indicazioni Asl. «La struttura non permette di diversificare i percorsi e la separazione delle metodiche destinate a paziente no Covid e Covid», chiude Menna, «inoltre non è pensabile conferire una funzione ad un ospedale senza prevederne un adeguato rafforzamento dell'organico medico e infermieristico». (t.d.r.)
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