Tribunale, dipendenti sul piede di guerra

«Condizioni lavorative inaccettabili». I sindacati ufficializzano lo stato di agitazione. Parola al prefetto
CHIETI. I lavoratori del Tribunale confermano il proprio malumore e dichiarano, questa volta attraverso i canali ufficiali delle sigle sindacali Cgil e Cisl funzione pubblica, lo stato di agitazione. Adesso toccherà al prefetto Antonio Corona tentare di mediare tra le parti, entro dieci giorni, per scongiurare scioperi ed altre forme di protesta. Ma non sarà facile. Questo perché i lavoratori di palazzo di Giustizia lamentano, da mesi, le difficoltà con cui sono costretti a convivere ogni giorno sul rispettivo posto di lavoro. Una conseguenza diretta dei lavori di ristrutturazione in corso nel Tribunale teatino che si protraggono, ormai, da circa tre anni. Ad aggravare le cose, poi, ci ha pensato l’incendio che il 14 settembre scorso è divampato nell’ala Galliani dell’edificio che si affaccia sulla centralissima piazza San Giustino. Infatti i dipendenti del Tribunale, da quell’episodio che ha portato anche al provvedimento di interdizione di alcuni uffici, hanno lamentato addirittura diversi malori dopo aver respirato i fumi e le polveri dell’incendio ammassate sui fascicoli di lavoro. Non basta. Da quattro mesi, ricordano Paola Puglielli e Gabriele Martelli segretari, rispettivamente, di Cgil e Cisl funzione pubblica, non funziona l’ascensore del Tribunale.
«Il che costringe i lavoratori a trasportare manualmente i faldoni da un piano all’altro di palazzo di Giustizia. Inoltre l’ufficio del Giudice per le indagini preliminari (Gip) è stato accorpato tra mille difficoltà, causa lavori, alla Cancelleria penale. Di conseguenza i lavoratori», spiegano Puglielli e Martelli nella nota di proclamazione dello stato di agitazione, «sono stati costretti a condividere spazi angusti e pieni delle polveri emanate dal cantiere allestito nel Tribunale». Una situazione difficile che i lavoratori avevano già denunciato, invano, nell’assemblea sindacale del 27 ottobre scorso replicata il 13 novembre. Eppure i vertici del Tribunale, il presidente Geremia Spiniello e il dirigente Dora Di Giovannantonio, non hanno dato risposte esaustive ai dipendenti. Da qui la proclamazione dello stato di agitazione, a firma di Cgil e Cisl, dopo che i lavoratori ne avevano annunciato un altro, senza però rispettare le prescrizioni di legge in materia, un paio di settimane fa.
Jari Orsini

