«Troppa violenza, la prefettura serve»

1 Ottobre 2015

Dopo il delitto di Montenero il sindaco Lapenna torna sull’emergenza sicurezza. Intanto l’arrestato non parla

SAN SALVO. In tanti, domenica scorsa, hanno visto Ion Sotu, 46 anni, a San Salvo. Qualcuno lo ha visto in paese anche poche ore prima che morisse, ucciso dalle bastonate sferrate, forse, da un connazionale. Sotu sarebbe stato visto in un bar insieme a G.U., 48 anni, accusato del suo omicidio e per questo rinchiuso nel carcere di Larino. Poco importa se il romeno sia stato ucciso nel territorio di Montenero di Bisaccia, in Molise. Il confine da San Salvo è a soli dieci metri.

«Questa tragedia ci tocca da vicino e non possiamo fare finta che non ci appartenga», dice l’ex sindaco di San Salvo, Gabriele Marchese. L’esponente di centrosinistra è molto preoccupato e non lo nasconde: «Non stiamo parlando di furti, che pure creano disagi. Siamo passati dalle rapine agli incendi, alle sparatorie e adesso agli omicidi. È un crescendo che spaventa, una escalation che va fermata», sottolinea Marchese, «ha ragione il sindaco Tiziana Magnacca quando sollecita maggiori controlli di prevenzione. Ma dalle richieste e dalle parole occorre passare ai fatti. Più volte è stato chiesto al primo cittadino di adoperarsi in modo concreto per proteggere meglio la comunità di San Salvo. Da mesi ho presentato un documento con suggerimenti e proposte, ma è rimasto fermo», si rammarica l’ex primo cittadino.

Il brutale pestaggio costato la vita a Sotu ha colpito tutto il Vastese e la stessa Vasto. «Va dato atto ai carabinieri di avere risposto immediatamente, assicurando alla giustizia il presunto omicida. Lo Stato c’è. Occorre adoperarsi affinchè lo Stato rimanga a proteggere il sud dell’Abruzzo e il Vastese», dice il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, «la prefettura di Chieti non può essere soppressa. Vasto ha espresso più volte il suo “no” e il deputato del Pd, Maria Amato, ha chiesto un tavolo per scongiurare la iattura. Fatti come quello di Montenero dimostrano che il confine dell’Abruzzo e la provincia di Chieti hanno bisogno dei presidi di legalità», ripete Lapenna.

Il presunto omicida di Ion Sotu, intanto, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio dei carabinieri, avvenuto ieri. Entro pggi comparirà davanti al Gip di Larino per la convalida del provvedimento restrittivo. L’accusa per il romeno di 48 anni è omicidio volontario aggravato. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Simone Coscia spiega: «Sono in corso degli accertamenti per verificare l’intera vicenda, che non è poi così lineare. Ci sono elementi che devono essere ancora valutati», afferma il penalista.

Un particolare da scoprire è se la vittima e il presunto omicida al momento del pestaggio letale fossero soli o meno. Fondamentali saranno i risultati dell Scientifica. Importante sarà anche l’esito dell’autopsia, disposta dal pubblico ministero Luca Venturi e che si terrà lunedì, sperando di riuscire per quel giorno a rintracciare qualche familiare della vittima. Impresa non facile visto che l’uomo non ha una residenza in Italia e che i parenti non sono stati ancora informati perché non è stato possibile raggiungerli telefonicamente.

Ion Sotu viveva come un barbone nelle campagne tra San Salvo e Montenero di Bisaccia, dormendo in rifugi di fortuna, come quello dove ha trovato la morte. Nel casolare di contrada Padula, dove è stato trovato cadavere, i carabinieri hanno trovato bicchieri e piatti sporchi. Anche questi saranno accuratamente analizzati.

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