Troppi alberi tagliati

Il Wwf chiede al Comune di curare meglio il patrimonio verde
CHIETI. Troppi alberi abbattuti o potati male. Il Wwf chiede al Comune di curare con più attenzione il proprio patrimonio verde, iniziando, ad esempio con il dotarsi di un piano del verde. Nel settore, dice la responsabile del Wwf Chieti Pescara Nicoletta Di Francesco, occorre «rendere più trasparenti gli interventi pubblicando sul sito i costi delle verifiche, degli abbattimenti, quelli per la cura del patrimonio arboreo cittadino». L’associazione chiede anche di affidare la manutenzione a personale qualificato ed evitare comunque interventi di taglio e potature in primavera. Quello che va infine sicuramente eliminato per sempre è la pratica della capitozzatura «che danneggia le piante senza risolvere alcun problema».
Siamo in primavera inoltrata e in moltissime vie della città, sottolinea la Di Francesco, «si osservano grandi alberi ridotti a candelabri. In viale Amendola, in via dei Platani e in via Salomone, ad esempio. Platani e Sophore compaiono completamente spogli o con ciuffi di foglie a coprire, a mo’ di “colbacco” i monconi dei grossi rami rimasti».
Anche la Villa comunale, secondo l’associazione, «non è risparmiata dallo scempio». L’associazione ricorda come lo scorso anno alcuni tigli del viale erano stati capitozzati e «oggi si presentano con un aspetto informe e innaturale: tanti rami sottili con foglie enormi e privi dei boccioli che si sarebbero dovuti aprire a giugno».
Sempre nella Villa comunale: «I lecci, pur appartenendo alla famiglia delle querce, sono alberi sempreverdi, tipici della flora mediterranea. Oggi i due antistanti l’ingresso del Museo nazionale di Villa Frigerj sono quasi completamente spogli e solo qualche fogliolina, attraverso la fotosintesi clorofilliana, dovrebbe sostenere la loro vita». E poi ci sono gli alberi abbattuti. Come l’acacia in fiore di via Madonna degli Angeli. «Al dirigente dei lavori», dice la Di Francesco, «abbiamo chiesto come mai l’albero era stato eliminato. Ci ha risposto chiarendo che costituiva un pericolo perché malato a causa di interventi di capitozzatura avvenuti in passato… Perché allora, se questa pratica risulta dannosa, si continua a eliminare la chioma?» chiede la Di Francesco.

