Trovata bruciata l’auto del colpo alle Poste

Ortona. La Bmw station wagon data alle fiamme a San Pietro: è la stessa tecnica usata dopo il raid di Torino di Sangro
ORTONA. Un’auto abbandonata e in fiamme in una zona isolata di contrada San Pietro. Sono scattati immediatamente i primi sospetti che quel mezzo potesse essere lo stesso utilizzato dai rapinatori per fuggire dopo il colpo alle Poste di Villa Caldari. Un’ipotesi che presto è diventata certezza. Il mistero si infittisce. Arrivano conferme sul veicolo dato alle fiamme nel pomeriggio di venerdì in un’area periferica di Ortona. Si tratta della Bmw station wagon di colore scuro avvistata da più testimoni subito dopo la rapina all’ufficio postale di piazza Garibaldi, nella contrada ortonese. L’auto, che sembrava essere svanita nel nulla successivamente alla rapina da diecimila euro avvenuta giovedì mattina, è stata ritrovata in fiamme tra le sterpaglie. Poco meno di 36 ore dopo i fatti di Villa Caldari, i banditi hanno abbandonato il mezzo usato per fuggire a tutta velocità dalle Poste.
Venerdì pomeriggio a San Pietro si è sviluppato l’incendio di un’auto che è stata lasciata in una zona lontana dalle abitazioni presenti nella contrada. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Ortona ma anche quelli di Chieti, perché le fiamme hanno interessato pure la boscaglia che caratterizza l’area circostante, rendendo quindi necessario la presenza di ulteriori forze chiamate a spegnere il rogo. Nel luogo dell’incendio sono accorsi, inoltre, i carabinieri della Compagnia di Ortona coordinati dal maggiore Roberto Ragucci, che stanno continuando ad indagare sulla rapina dei giorni scorsi. E dagli accertamenti che hanno fatto seguito alle fiamme sprigionatesi in contrada San Pietro, è emerso che l’auto fosse quella usata dai rapinatori per fuggire. Un altro pezzo del puzzle va dunque a ricomporsi, ma purtroppo della banda che ha terrorizzato un’intera contrada non c’è traccia.
Sono stati in due ad assaltare le Poste e, come raccontato al Centro da Nicola Mattioli, il cliente che è riuscito a dare l’allarme prima che i rapinatori potessero mettere le mani sui soldi presenti all’interno della cassaforte a tempo, almeno uno potrebbe essere abruzzese. «Dall’accento mi sono sembrati uno del posto e l’altro del sud Italia, forse pugliese», raccontava Mattioli al quotidiano dell’Abruzzo giovedì scorso, qualche ora dopo la rapina. «Uno era alto, fisicamente più atletico, l’altro più basso e robusto, forse con qualche anno in più», aveva inoltre aggiunto. C’è poi la terza persona che ha atteso il ritorno dei suoi compagni d’azione aspettandoli in auto, la stessa che venerdì pomeriggio è stata trovata in fiamme tra le sterpaglie. I carabinieri, in base agli elementi a disposizione, stanno cercando di arrivare ad una svolta nelle indagini per non lasciare impuniti gli autori della rapina. L’aver fatto ritrovare la Bmw incendiata con l’intento di cancellare ulteriori tracce che possano ricondurre a loro, potrebbe rappresentare il sintomo di un sentirsi braccati dagli investigatori? O fa parte di un piano studiato a tavolino per proseguire nella fuga? Qualche settimana fa anche dopo un raid simile alle Poste di Torino di Sangro, fu trovata bruciata l’auto del colpo tra i campi di Fossacesia. Che sia la stessa gang di Villa Caldari?
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