Trovata morta in casa 4 anni fa, la famiglia vuole nuovi testimoni

3 Novembre 2024

Il corpo di Patrizia Di Stefano, 43 anni, di Vasto, scoperto il 27 agosto 2020 alcuni giorni dopo il decesso L’unico imputato si professa innocente. Ma la famiglia della giovane chiede di ascoltare altri conoscenti

VASTO. La ricorrenza dei defunti ha rinnovato un grande dolore nella famiglia di Patrizia Di Stefano, 43 anni, di Vasto. La donna fu trovata morta la sera del 27 agosto 2020 nell’abitazione che aveva preso in affitto pochi mesi prima a Petacciato, in Molise. Il corpo senza vita di Patrizia era nell'appartamento vuoto. Chi voleva bene a Patrizia esclude che possa essersi tolta la vita. Continua la ricerca della verità da parte dei magistrati del tribunale di Larino che qualche giorno fa hanno celebrato una nuova udienza del processo a carico di un 53enne siciliano, A.G., conoscente di Patrizia. L’imputato, che rigetta le accuse, è difeso dall’avvocato Nicola Bonaduce. La famiglia delle donna si è costituita parte civile ed è assistita dagli avvocati Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni.
Dalle indagini è emerso che a uccidere la 43enne erano state alcune sostanze nocive tra cui sicuramente una dose di metadone. A sostenerlo, il consulente tecnico della procura, il professor Luigi Cipolloni, in seguito all’autopsia svolta sulla donna trovata diversi giorni dopo il decesso. A casa della vittima venne infatti trovata una boccetta di metadone. Secondo la famiglia della donna, Patrizia avrebbe assunto la sostanza senza saperlo. A procurarle quella boccetta, secondo l’accusa, sarebbe stato il 53enne siciliano con cui era stata vista in compagnia nei giorni precedenti la morte.
I giudici hanno ascoltato la testimonianza del maresciallo dei carabinieri che ritrovò la donna senza vita. «È necessario tuttavia», dice l'avvocato Raffaele Giacomucci, «ascoltare altri testimoni. Il processo è sto aggiornato al 16 giugno 2025 proprio perché saranno ascoltati importanti testimoni».
Tanti i particolari che devono ancora essere chiariti. L’ipotesi di reato per l'unico indagato è di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. Difatti il metadone viene dato per usi strettamente personali e la cessione ad altre persone è vietata dalla legge. L'avvocato petacciatese Nicola Bonaduce, del Foro di Larino, è intenzionato a dimostrare che il suo cliente non c'entra nulla. Gli avvocati Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni invece stanno lottando per ottenere quantomeno giustizia e si sono costituiti parte civile. «Patrizia era una ragazza sana che non faceva uso di stupefacenti e neppure di metadone», insistono i due legali. La donna ha forse assunto il metadone senza saperlo? Questa appare una ipotesi plausibile. Ma se così fosse chi ha dato a Patrizia il metadone e perché? La speranza dei genitori di Patrizia è che grazie al processo si scopra la verità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA