Truffa alla Sevel, nei guai 4 ex operai

7 Giugno 2016

Rinviati a giudizio per aver beneficiato di congedi parentali, ma un investigatore li scopre a sbrigare faccende private

LANCIANO. Truffa aggravata ai danni della Sevel e dell’Inps. Sono finiti davanti al giudice per le udienze preliminari Marina Valente con questa accusa altri quattro ex dipendenti della Sevel che avrebbero abusato delle ore di permesso relative alla legge 104, dei congedi parentali e uno del congedo straordinario per l’assistenza di familiari disabili o malati gravi.

Il giudice ha fissato il processo al 16 dicembre 2016. In quella sede gli operai, Massimo Maccione 41 anni di Vasto, Antonio Scirocco 40 anni San Martino in Pensilis (Cb), Renzo Fioravante 42 anni di Cupello e Franco Simone 60 anni di Lanciano proveranno a discolparsi e a spiegare le proprie ragioni.

Per l’accusa gli operai non avrebbero usato le ore di permesso concesse dalla Sevel solo per assistere i propri familiari ma per fare altro, sbrigare faccende private. Avrebbero così indotto in errore la Sevel che corrispondeva gli emolumenti per i giorni in cui il dipendente aveva usufruito dei permessi e l'Inps che corrispondeva poi alla Sevel le somme anticipate al lavoratore. Maccione e Scirocco avrebbero usufruito dei permessi 104, dati per assistere rispettivamente la cognata e il figlio disabile, ma non erano a prestare servizio nel momento dei controlli. Fioravante aveva chiesto e ottenuto un congedo parentale per assistere il figlio, mentre Simone godeva di un congedo parentale straordinario. Ma alla fine tutti, secondo l’accusa, avrebbero abusato di questi permessi.

Maccione ne avrebbe abusato nei giorni 10,12 e 13 dicembre 2012; Scirocco per il 1 e 4 febbraio 2013; Fioravante per il 5,6,7,8,e 11 marzo 2013 mentre Simone aveva un congedo straordinario di 730 giorni per assistere la madre disabile dal 1 ottobre 2012 al 4 luglio 2013. Con questi quattro rinvii a giudizio salgono a 9 i processi penali aperti per truffa ai danni della Sevel, e poi anche dall’Inps verso altrettanti dipendenti dell'azienda.

Fu la fabbrica dei Ducato a scoprire, nel 2010/2012 attraverso propri investigatori, i dipendenti che abusavano dei permessi. Avevano anche fotografato i lavoratori che anziché assistere familiari bisognosi andavano a sbrigare proprie faccende, a giocare a calcio, al bar, a fare spese.

Scattarono i licenziamenti e i ricorsi degli operai al tribunale del lavoro, ricorsi a cui la Sevel ha risposto con esposti alla Procura, che hanno preso la forma del reato di truffa e che sono finiti, dal 2014, nelle aule del penale. La prima condanna c’è stata il 23 ottobre 2014, del primo dei dipendenti Sevel licenziati nel 2010, ad un anno di reclusione, 309 euro di multa,risarcimento danni alla Sevel da quantificarsi in separata sede e pagamento spese legali, pena sospesa.

Ci sono stati poi due patteggiamenti a otto mesi. Gli altri processi sono in corso.