Truffa da 150 mila euro, 25 a processo

Finte vendite di telefonini, aspirapolveri e computer a 139 vittime: la procura contesta anche l’associazione a delinquere
LANCIANO. È arrivato di fronte al giudice per le udienze preliminari Marina Valente il maxi processo per le truffe su Ebay che vede imputate 25 persone, mentre 139 sono i clienti truffati, di tutta Italia, utenti che hanno acquistato su Ebay smartphone, pc, tablet, per 500, 600 euro e che, dopo aver pagato la merce, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. Il giudice ha rinviato a giudizio, al processo che aprirà il 6 dicembre: Maurizio Aramino, 49 anni, Alessio Mastrangelo (45), Nino Nuccio (33), Francesco Pinotti (34), Alfredo Paoloemilio (36), Daniele D’Antonio (31), Giuseppe Forte (62), Mattia Cavacini (26)tutti di Lanciano; Vito Vacante, 47 anni di Palermo, Emma Ranghelli (52) di Pescara, Massimo Di Paolo (45), nato in Germania, Biagio Giordano (51) di Pescara, Francisco Renziti (39) del Venezuela, Sebastiano Vella (59) di Catania, Gianfranco Rossi (50) di Atessa, Nicoletta De Giorgis (39) di Varese, Agatino Foti (54) di Acireale, Daniele Franza (36) di Lecce, Mario Zinni (33) di Atessa, Anna Porreca (57) di Gessopalena, Michael Darmanin (36) di Parigi, Franco Paparella (54) di Pescara e Natale Nicola (51) di Atessa. A Tommaso De Luca, 44 anni di Milano, invece, è stata fissata una nuova udienza preliminare a febbraio poiché è risultato irreperibile. Il giudice ha anche ordinato ai carabinieri di cercarlo.
A tutti gli imputati è contestata l’associazione a delinquere per commettere truffe on line di prodotti elettronici, tra cui smartphone, notebook e dei prodotti Vorwerk Folletto e la minaccia ai danni delle persone truffate per evitare che presentassero querela. Secondo l’accusa sostenuta dal pm Mirvana Di Serio l’associazione ha operato dal dicembre 2009 all’11 settembre 2013 con una struttura ben definita con Aramino, Rossi, Mastrangelo e Nuccio a far da presunti “capi”. Loro attivavano account Ebay intestati o a prestanome o a soggetti ignari (da qui i reati anche di sostituzione di persona e falso) per creare una certa anzianità di registrazione e feedback positivi che inducevano in errore gli acquirenti sull’affidabilità dei venditori. I clienti pagavano tramite bonifico postale, su carte prepagate poi però non ricevevano nulla. Gli altri imputati avevano posizioni diverse, alcuni prestavano account, i propri dati per attivare schede telefoniche, conti correnti, ovviamente dietro compensi. La truffa avrebbe procurato un illecito guadagno di circa 150 mila euro.
Secondo gli avvocati difensori non ci sarebbe alcuna associazione invece perché alcuni imputati non si sono mai visti inoltre non si doveva andare avanti per quei soggetti già processati per lo stesso delitto.
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