Truffa da novantamila euro ai parenti

Alla morte del capofamiglia arriva una cartella Equitalia da 150mila euro. L’offerta: «Datemi i soldi, strappo un maxi sconto»
LANCIANO. In forte debito con Equitalia accettano l’aiuto di un parente che invece, con l’aiuto di due complici, spilla loro 90mila euro. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, tanto più dei parenti. È quello che insegna la storia approdata ieri in tribunale, dove a giudizio sono finiti Diego Verratti, 42 anni, nato a Casoli, Giorgio Scica, 56, di Termoli, e Giuseppe Garofalo, 58 anni, irreperibile.
I fatti risalgono al 2011. Una donna dell’entroterra frentano e suo figlio, alla morte del capofamiglia, si vedono recapitare da Equitalia una cartella esattoriale esorbitante: 150mila euro. Disperata la donna si confida con un parente, Verratti, che le avrebbe raccontato di aver subito la stessa sorte e di aver risolto il tutto grazie a dei consulenti finanziari che gli avevano fatto ottenere uno sconto del debito. Le avrebbe detto, inoltre, che anche lei poteva beneficiare, grazie a queste persone, della procedura “saldo e stralcio”, che prevede appunto uno sconto del debito, pagando in contanti una cifra minore. In questo caso 90mila euro. Vista la difficoltà in cui si trova e il risparmio che poteva ottenere (60mila euro), la donna accetta.
Verratti l’avrebbe messa, quindi, in contatto con Garofalo, consulente finanziario, che durante un incontro le avrebbe spiegato come, grazie alle sue conoscenze con alti funzionari di Equitalia, la famiglia avrebbe potuto accedere alla procedura di sconto. La donna consegna così a Verratti 45mila euro in contanti a maggio e altri 45mila a giugno per pagare Equitalia a Roma. Passano i giorni e madre e figlio chiedono chiarimenti a Garofalo sul pagamento. Questi dice loro che la pratica era nelle mani di Scica, altro consulente finanziario che li avrebbe rassicurati sul buon esito della procedura. Sarebbero poi arrivati dai tre, tra maggio, luglio e settembre 2011, gli atti con intestazione Equitalia dell’avvenuto pagamento delle cartelle esattoriali e dell’estinzione del debito. Tutto bene allora? No, è qui che l’inganno viene svelato.
«A madre e figlio arrivano da Equitalia le richieste di pagamento degli interessi, visto che il debito non era stato saldato», sostiene l’avvocato delle presunte vittime, Consuelo Di Martino, «e si scopre così la truffa. La famiglia si è ritrovata con 150mila euro di debito, più gli interessi, e senza i 90mila euro che erano stati pagati a fatica ai tre sperando di estinguere il debito». Ieri madre e figlio si sono costituiti parte civile nel processo contro i tre, accusati di truffa, falsità ideologica e materiale in concorso, e hanno chiesto un risarcimento danni di 300mila euro. L’udienza è aggiornata al 9 luglio.
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