Truffa dei gioielli Condannato Bellia
Pena di 6 mesi, scatta anche la provvisionale di 150mila euro L’imprenditore sotto accusa per l’acquisto di un’oreficeria
CHIETI. Ancora guai giudiziari per Luciano Bellia, noto imprenditore del settore delle autodemolizioni e recupero materiali ferrosi. Bellia, 49 anni, è stato condannato mercoledì scorso per truffa insieme al francavillese di 59 anni Giancarlo Potente. Il giudice Isabella Maria Allieri li ha condannati entrambi a 6 mesi e 800 euro di multa (il pm aveva chiesto 9 mesi e 900 euro di multa) più il risarcimento danni nei confronti della parte offesa, una imprenditrice di Manoppello che è risultato essere stata truffata dai due. Il risarcimento danni verrà quantificato in un successivo giudizio, ma nel frattempo la parte offesa dovrà ricevere subito, a titolo di provvisionale, 150mila euro. Una bella tegola per l’imprenditore teatino che pensava in grande (come quando voleva acquistare la villa da sogno a Taormina su cui aveva messo gli occhi anche Berlusconi), poi rimasto impigliato nel crac della Sidermetalli.
Secondo le accuse Bellia ha truffato insieme a Potente una imprenditrice di Montesilvano che possedeva una quota di partecipazione in una gioielleria di Sulmona. Bellia le ha proposto di acquistare la quota al costo di 850mila euro. Soldi che la donna non ha mai visto. Bellia le si è presentato come il proprietario della Sidermetalli, dicendo di possedere il denaro necessario. Siamo nel 2011 e l’azienda scalina di autodemolizioni non è ancora fallita. E così la donna si è convinta a vendere. Ma quando è tutto pronto, lui le avrebbe chiesto di attendere un paio di mesi prima di stipulare l’atto, visto che avrebbe dovuto incassare dei soldi. Contemporaneamente le avrebbe proposto, però, di acquistare da Potente (presentato falsamente, dice la Procura, come commerciante all’ingrosso di preziosi) gioielli a un costo inferiore del 25% al valore di mercato. La donna ha così dato a Potente tre assegni da oltre 150mila euro. Secondo la Procura, la donna ha anche consegnato a Bellia gioielli del valore di 100mila euro, credendo alle promesse di quest’ultimo di poterli vendere a persone altolocate. Quando è poi arrivato il giorno della firma del contratto per l’acquisto delle quote societarie della gioielleria, le quote sarebbero state intestate a un prestanome e alla donna sarebbe stato consegnato un assegno da 255mila euro (pari alla prima rata della somma dovuta). Ma l’assegno è rimasto insoluto. E inoltre nessun gioiello acquistato da Potente le sarebbe stato consegnato e Bellia si sarebbe pure trattenuto una metà dei gioielli che avrebbe dovuto vendere. La difesa ora studierà le motivazioni della sentenza per proporre appello.

