Truffa dei rifiuti alla Asl Assolto Francesco Maio

11 Febbraio 2015

Il patron della Virtus Lanciano era imputato di aver preso più soldi per materiale sanitario effettivamente smaltito. Ma per il giudice Marino: “il fatto non sussiste”

LANCIANO. Assolto perché il fatto non sussiste. Francesco Maio, patron della Virtus e legale rappresentante della Maio Guglielmo srl non ha commesso alcuna truffa, per 421mila euro, ai danni della ex Asl Avezzano-Sulmona a causa di un presunto errato calcolo del peso dei rifiuti liquidi ospedalieri effettivamente ritirati e pagati dalla ex Asl alla ditta.

Per l’accusa i bidoni in cui finivano i rifiuti liquidi degli ospedali di Avezzano, Sulmona, Pescina, Tagliacozzo e Castel di Sangro, erano riempiti per metà ma pagati alla Maio srl come se fossero pieni. Invece a processo i legali di Maio hanno dimostrato che “le operazioni sono state fatte in assoluta integrità e correttezza” e il giudice Francesco Marino ha assolto ampiamente il patron Virtus, soddisfatto dell’esito del processo. Maio è stato rinviato a giudizio nel giugno 2013. Per l’accusa l’imprenditore “in qualità di legale rappresentante della ditta Maio Guglielmo con sede legale in Atessa, affidataria del servizio di smaltimento dei rifiuti per conto della asl Avezzano Sulmona, con artifizi e raggiri avrebbe contabilizzato il ritiro dei rifiuti sanitari liquidi come se fosse avvenuto in contenitori interamente riempiti, ad un prezzo di 3,5euro al chilo per complessivi 171.760 chili, a fronte di un ritiro di contenitori solo parzialmente riempiti corrispondenti ad un quantitativo pari a 51.316 chili, inducendo così in errore la Asl sul reale quantitativo di rifiuti prelevati e smaltiti così procurandosi un ingiusto profitto pari a 421.552 euro”. Fatti che per l’accusa si sarebbero svolti per oltre un anno, dal febbraio 2009 all’aprile 2010. I legali di Maio, Tito Codagnone e Andrea Di Comite dello studio La Forgia di Bari, nel corso del processo hanno sostenuto che c’era stata una errata interpretazione del contratto tra la ex Asl e la Maio che riguardava il pagamento dei rifiuti in base ai litri ritirati e non ai chili, come sostenuto dal pm. E che fatturare al litro significava fatturare a contenitore. Inoltre era stato fatto notare al giudice che le operazioni di confezionamento erano svolte dal personale della Asl, non da operatori dell’azienda che invece prelevano contenitori già ermeticamente chiusi e pronti per il trasporto, senza poter fare verifiche sul volume reale del materiale.

Teresa Di Rocco

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