Truffa, Di Stanislao condannato a 6 anni

Tre anni e sei mesi anche alla moglie dell’ex patron del Lanciano calcio, pene per i legali rappresentati della società
LANCIANO. Condanne per un totale di 18 anni e mezzo di carcere e un risarcimento danni alla curatela fallimentare del Lanciano calcio da definire in separata sede pur avendo già riconosciuto una provvisionale di 294mila euro. Si è chiuso ieri con le condanne dell’ex patron del Lanciano calcio, Paolo di Stanislao, della moglie, Patrizia Bernardi Patrizi, dei legali rappresentati della società Paolo Massari e Alfredo Di Paolo e ad Antonio Alimonti, impiegato di banca da parte del collegio presieduto dal giudece Marina Valente, a latere i giudici Francesco Marino e Stefania Cantelmi il secondo processo relativo al crac dell’ex società ss Lanciano calcio. Il caso finito a processo riguardava la cessione fraudolenta di alcune quote societarie a Roberta Prospero da parte degli imputati che, per l’accusa, non avrebbero rappresentato l'esatta situazione finanziaria del club frentano alla donna, quando il 6 marzo 2007 acquistò il 7 per cento delle quote per 80mila euro. Descrissero alla donna una società florida - le promisero anche direzione del settore giovanile e la stipula di un contratto da calciatore per il figlio - e invece era ad un passo dal fallimento. La Prospero per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Rosaria Vecchi sarebbe stata ulteriormente danneggiata in quanto Di Stanislao, la moglie e Massari avrebbero ostacolato il controllo, la revisione dello stato della società e avrebbero fatto false attestazioni contabili. Oltre alla truffa i 5 imputati, a vario titolo, hanno risposto anche di distrazione fondi per circa 290mila euro, riciclaggio ed evasione fiscale.
Di Stanislao, a cui è stata riconosciuta la continuità di reato (nel novembre 2013 nel processo per il crac da 2 milioni della Lanciano calcio Di Stanislao fu condannato a 7 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, riciclaggio di assegni, truffa, reati fiscali) è stato condannato a 6 anni di reclusione per truffa aggravata e distrazione di fondi, mentre è stato assolto, come tutti gli altri imputati, dal fatto che avrebbe impedito il controllo dei libri contabili ai soci e per reati fiscali. Bernardi Patrizi è stata condannata a 3 anni e 6 mesi per distrazione di fondi ma assolta dalla truffa aggravata verso la Prospero. Paolo Massari per distrazione di fondi è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Antonio Alimonti è stato condannato a 4 anni di reclusione e 1032 euro di multa per riciclaggio. Per l’accusa Alimonti, cassiere in una banca di Roma, avrebbe incassato dalla Bernardi Patrizi alcuni assegni di false fatture pari a 125mila 800euro, poi rigirati nei conti correnti della donna. Alfredo Di Paolo è stato condannato per evasione fiscale di 47mila euro a 3 anni e 6 mesi di reclusione. I legali degli imputati hanno già annunciato ricorso in appello anche se le motivazioni della sentenza arriveranno tra 60 giorni.
Teresa Di Rocco
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