Truffa e falso, Di Giannantonio a processo

La Asl si costituisce parte civile e chiede 100mila euro di risarcimento all’ex direttore di psichiatria
CHIETI. Il professor Massimo Di Giannantonio, ex direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti e professore ordinario di psichiatria dell’università d’Annunzio, è finito sotto processo con le accuse di truffa e falso. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri mattina dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza: la prima udienza è in programma il prossimo 21 dicembre.
LE ACCUSE
Secondo l’accusa, Di Giannantonio – 68 anni, originario di Roma e volto noto di trasmissioni televisive nazionali – ha conseguito l’ingiusto profitto di complessivi 24mila euro ai danni della Asl, che gli corrispondeva la somma a titolo di remunerazione per aver svolto il corso di formazione e di ricerca denominato “Sex offenders”. In sostanza – sostiene il pubblico ministero – il docente «ha rappresentato contrariamente al vero, nella relazione tecnico-didattica “formazione operatori penitenziari carcere Chieti”, di aver preso parte a tutte le riunioni organizzative»: in realtà, aveva partecipato solo al primo tavolo del comitato tecnico scientifico del 21 gennaio 2015, «ottenendo dapprima la liquidazione dell’onorario di 8mila euro e, dopo aver comunicato con una missiva indirizzata al direttore generale del Dipartimento di psichiatria, imaging e scienze cliniche di «aver affrontato personalmente tutti gli impegni legati al buon successo dell'iniziativa», conseguendo gli ulteriori 16mila euro inizialmente destinati all’attività di ricerca e didattica del dipartimento. L’accusa di falso si riferisce alla dichiarazione fatta da Di Giannantonio di aver preso parte alle riunioni organizzative con «l’aggravante di aver attestato il falso su un atto facente fede fino a querela di falso».
Le PARTi CIVILi
La Asl Lanciano Vasto Chieti, assistita dall’avvocato Stefano Azzariti, si è costituita parte civile e chiede 100mila euro di risarcimento dei danni, in primis quelli all’immagine. Si è costituito parte civile anche il docente Filippo Cieri, difeso dall’avvocato Giuseppe Cavallaro, che ha fatto partire le indagini dopo aver denunciato il mancato pagamento del compenso per la partecipazione al progetto “Sex offenders”.
LA DIFESA
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Vittorio Supino, il reato non sussiste perché il corso è stato effettivamente svolto dai collaboratori di Di Giannantonio (di cui uno è stato anche retribuito), dunque non c’è stato alcun danno nei confronti della Asl. Non solo: sempre in base alla tesi difensiva, la convenzione per tenere il corso era stata siglata tra la Asl e l’università, e non direttamente con Di Giannantonio.
L’ALTRA INCHIESTA
Nel frattempo, si avvia verso la conclusione anche l’inchiesta che vede indagato Di Giannantonio per concussione in una storia di posti di lavoro pretesi per la moglie, la figlia di lei e la segretaria; «indebite utilità», sostiene l’accusa, ottenute abusando dei suoi poteri ai danni del presidente della cooperativa vincitrice dell’appalto per i servizi di riabilitazione psichiatrica, il quale sarebbe stato costretto a pagargli anche 180 metri quadrati di parquet. Di recente, il consulente informatico nominato dal pm Giancarlo Ciani ha depositato la relazione sul materiale informatico sequestrato. (g.let.)
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