Truffa i fondi alla Regione Deve risarcire 115mila euro

14 Luglio 2015

Santa Maria Imbaro: la Corte dei conti condanna il titolare della ditta Ldl «Contributi per l’occupazione percepiti illegittimente e nipote assunta»

SANTA MARIA IMBARO. Per la Corte dei conti avrebbe truffato la Regione Abruzzo percependo illegittimamente un contributo per l’occupazione. Dovrà quindi risarcire alla Regione un danno di 115mila euro, assieme a circa 2.300 euro per il danno da disservizio e pagare le spese processuali. È la sentenza nei confronti di Luigi Michele Lanci, legale rappresentante della “Ldl srl” di Santa Maria Imbaro che fabbrica carrozzerie per autoveicoli e rimorchi. Per la Procura l’uomo, rappresentato dall’avvocato Rachelina Martelli, aveva percepito illegittimamente il contributo, erogato nell'ambito del “Por FSE 2007 – 2013” dalla Regione relativo all'obiettivo “competitività regionale e occupazione”, pari a 160mila euro. Come spiegato nella sentenza della Corte dei conti, il bando prevedeva l’erogazione del contributo per favorire le nuove assunzioni di persone disoccupate e/o inoccupate, indicava che gli assunti non dovevano essere soggetti già dipendenti della ditta richiente gli incentivi e che non dovevano avere rapporti di parentela o affinità entro il terzo grado o di coniugio con i datori di lavori. Lanci presentò la domanda. La giunta l’accolse concedendo il beneficio per l’assunzione di 11 lavoratori per 160mila euro. Invece, come risultato dalle indagini della guardia di finanza, sei lavoratori erano già stati alle dipendenze della Ldl, mentre una dipendente era la nipote di Lanci, quindi parente entro il terzo grado. In sostanza Lanci aveva presentato una domanda in assenza dei requisiti di legge e con documenti irregolari. Non solo: l’indebita appropriazione dell’importo del finanziamento aveva anche creato un danno di disservizio perché le risorse pubbliche comunque erano state dedicate alla gestione delle pratiche, all’erogazione fondi, alla revoca e al recupero.

Lanci aveva spiegato di “aver trasformato, grazie agli incentivi legittimamente percepiti, i contratti a tempo determinato di alcuni dipendenti in contratti a tempo indeterminato, creando effettivamente nuovi posti di lavoro”. Come rilevabile dalle denunce presentate per il pagamento dei contributi. Quanto all’assunzione della nipote “si trattava di un caso del tutto isolato che dimostrava, pertanto, la sua buona fede”. Ma viste le indagini della finanza e considerando che tre lavoratori erano stati assunti rispettando il bando, la Corte ha deciso di chiedere danni all’uomo per 115mila e non 160mila euro. La Corte ha infine disposto la conversione del sequestro conservativo dei beni dell’uomo in pignoramento.

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