Truffano studenti universitari: 2 nei guai

A giudizio un 28enne teatino e un 21enne di Torrevecchia: aprivano all’insaputa dei coetanei conti correnti per fare prelievi
CHIETI. Hanno truffato 14 ragazzi, quasi tutti studenti universitari, aprendo a loro insaputa conti correnti online per fare prelievi e costosi acquisti. Lorenzo Bartolacci, teatino di 28 anni, e Alessio Ferrante, 21 anni di Torrevecchia Teatina, sono accusati di sostituzione di persona, truffa e indebito utilizzo di carte di credito: a incastrarli sono stati i carabinieri della stazione di Chieti Scalo. Il sostituto procuratore Marika Ponziani ha citato a giudizio entrambi per l’udienza predibattimentale in programma il prossimo 26 marzo in tribunale: complessivamente, sono ben 28 i capi d’accusa.
Le indagini hanno consentito di svelare un ingegnoso raggiro architettato dai due imputati nei confronti di alcuni coetanei, residenti tra Chieti, Torrevecchia, Popoli, Montesilvano, Pescara, Rosciano, Bucchianico, Roma e Tollo. Le vittime venivano «agganciate» per conoscenza diretta, attraverso conoscenze comuni oppure, come nell’ultimo periodo, con il passaparola. I due, con il pretesto di dover aprire conti a costo zero su piattaforme di giochi online – e dietro un «compenso» da 20 a 50 euro, a seconda che vi fosse anche una successiva attività di reclutamento di altri ragazzi da immettere, inconsapevolmente, nel giro truffaldino – convincevano le vittime a fornire i loro documenti di identità e codici fiscali. In realtà, utilizzando questi dati, Bartolacci e Ferrante aprivano dei veri e propri conti correnti bancari online intestati agli ignari giovani, ottenendo bancomat e carte prepagate con cui effettuavano acquisti su internet – come nel caso di un iPhone 12 Pro – ma anche prelievi, per un totale di oltre 23.000 euro.
Il meccanismo, assimilabile a una sorta «catena di Sant’Antonio» telematico-bancaria, ha retto fino a quando i primi a essere raggirati hanno denunciato ai carabinieri della stazione di Chieti Scalo l’anomala situazione di un conto bancario che per loro era «fantasma» ma che risultava in piena attività soprattutto in uscita, e di cui non riuscivano a darsi spiegazione. I militari sono risaliti ai due giovani che, durante la perquisizione, sono stati trovati in possesso di materiale ritenuto collegato ai reati per i quali ora sonoalla sbarra: diversi computer fissi e portatili, tablet e smartphone.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Vittorio Supino e Donato Carinci, avranno modo di fornire la loro versione dei fatti e respingere le accuse.

