Truffe, arrestato a Berlino l’ultimo della gang

18 Febbraio 2015

Raggiri sulle vendite di smartphone e tablet: Mastrangelo, 42 anni, si nascondeva in Germania

LANCIANO. Si nascondeva in Germania l’ultimo componente della banda radicata nel Frentano e dedita alle truffe on line. Alessandro Mastrangelo, 42 anni, di Lanciano, era latitante dal 2013. È stato arrestato vicino a Berlino lo scorso 22 gennaio dalla polizia tedesca su mandato di arresto europeo ed estradato. Una volta rientrato in Italia, la polizia postale ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare che pendeva nei suoi confronti da un anno e mezzo. Adesso è in carcere, accusato di associazione a delinquere finalizzata alle truffe online.

Mastrangelo si era sottratto all’arresto, disposto nell’agosto 2013 dal gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del procuratore Francesco Menditto. All’epoca la polizia postale di Pescara, in collaborazione con il commissariato di Lanciano, aveva arrestato solo due componenti della banda. In manette erano finiti Maurizio Aramino, considerato il capo dell’organizzazione, e Gianfranco Rossi, entrambi di Lanciano. Un mese dopo era stato arrestato il terzo complice, Nino Nuccio. Il quarto, Mastrangelo, era ancora a piede libero.

Secondo le indagini, condotte dalla sezione polizia postale di Chieti e dal compartimento della polizia postale e delle comunicazioni di Pescara, i quattro avevano creato un sodalizio criminale, attivo dal 2009, che in pochi anni aveva fruttato 500mila euro di profitti.

Le indagini, partite nel 2010, avevano hanno accertato una miriade di truffe tramite noti siti di commercio elettronico, sui quali venivano simulate vendite di smartphone, tablet, notebook e prodotti tecnologici vari. Le truffe avvenivano in tutta Italia, ma portavano tutte a Lanciano.

Durante le indagini sono stati incrociati numerosissimi dati (indirizzi Ip, conti correnti, carte prepagate, immagini dai sistemi di videosorveglianza degli sportelli bancomat, ma anche testimonianze dirette e servizi di pedinamento e appostamento) e intercettate 22 utenze telefoniche per circa 10mila conversazioni. Il modus operandi che ne emergeva era piuttosto collaudato: con documenti falsi di altri soggetti, ignari o compiacenti, venivano aperti svariati account su siti internet di acquisto e vendita con largo anticipo, al fine di creare una certa anzianità di registrazione e un alto numero di riscontri positivi, creati ad hoc dagli stessi criminali. A quel punto venivano messi in vendita i beni, procurati ad esempio attivando falsi contratti con società telefoniche che fornivano in comodato d’uso cellulari di ultima generazione. L’ignaro acquirente pagava ma non si vedeva recapitare la merce. (s.so.)

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