Tumore del pene, operati già in 60

Malattia rara ma pazienti in aumento: decine di casi diventano oggetto di studio
CHIETI. È una patologia rara -colpisce un uomo ogni 100mila- eppure negli ultimi cinque anni sono stati operati 60 pazienti dall’équipe urologica diretta da Luigi Schips. La patologia viene trattata in modo chirurgico, con l’asportazione di piccole lesioni neoplastiche attraverso tecniche che preservino l’integrità dell’organo, anche se nei casi più aggressivi, con infiltrazioni dei corpi cavernosi e dei linfonodi, si rende necessaria un’azione più demolitiva. Evidente l’impatto prodotto dalla malattia, che inficia pesantemente qualità di vita e relazioni dei pazienti che ne sono colpiti. Di qui la necessità di dare una risposta qualificata al problema. Il gruppo del professor Schips, per iniziativa di Luca Cindolo, ha partecipato a uno studio internazionale con oltre 400 pazienti, che ha dimostrato come nel mondo un paziente su quattro non viene curato secondo linee guida, a volte disattese per via della complessità delle decisioni da prendere con il paziente e la sua famiglia. Lo studio ha dimostrato che una migliore sopravvivenza è possibile se il percorso di cura segue scrupolosamente i protocolli e le indicazioni prodotte dall’evidenza scientifica. Esistono fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo del tumore del pene, come la fimosi, le infiammazioni croniche, la scarsa igiene locale, il fumo, la promiscuità sessuale. Inoltre è provato che le infezioni da papilloma virus possono favorire l’insorgenza della malattia. L’incidenza del tumore del pene cresce all’aumentare dell’età: la fascia maggiormente colpita è compresa tra i 60 ed i 70 anni.

