Turismo religioso e Parco della Maiella: «Insieme si vince»

17 Giugno 2022

Il 25% dei pellegrini si muove per motivi spirituali e di fede Gli esperti: ma le comunità vanno preparate alle relazioni

CHIETI. Dagli ultimi dati diffusi dall'editore specializzato Terre di Mezzo, il 25% dei viaggiatori che intraprendono un Cammino lo fa per motivi spirituali e di fede. La presenza in Abruzzo di grandi itinerari che toccano eremi e luoghi di fede e arte straordinari si conferma occasione di crescita dei flussi turistici che però deve indurre quanti sono coinvolti nell’iniziativa al costante miglioramento dell'offerta e dei servizi dell'accoglienza. Di questo si è discusso in un convegno dell’Ufficio per la Pastorale del tempo libero, turismo, sport e pellegrinaggi dell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto in collaborazione con Parco nazionale della Maiella nella Casa del Pellegrino al Volto Santo di Manoppello, un primo incontro formativo sulle dinamiche del turismo religioso e dei viaggiatori dei grandi Cammini. L’iniziativa era rivolta a guide, operatori dell'accoglienza e dei servizi turistici e a quanti sono interessati allo sviluppo degli itinerari di fede in Abruzzo. L'incontro è nato anche dall'ampliamento del Cammino di Celestino che da quest'anno collegherà Sulmona all'Aquila e la Maiella al mare per un totale di 225 km da percorrere a piedi.
A fare gli onori di casa è stato padre Antonio Gentili, rettore della basilica del Volto Santo. L’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, ha inviato la sua benedizione ai lavori e ringraziato i relatori, mentre monsignor Michele Fusco, vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, ha portato i saluti come delegato al turismo della Conferenza episcopale abruzzese e molisana (Ceam).
«C’è una nuova attenzione che la Chiesa porta avanti da qualche anno», ha esordito don Emiliano Straccini, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del tempo libero, turismo, sport e pellegrinaggi della diocesi, «cioè il grande tema e la dimensione dei Cammini perché questi siano sempre più un’esperienza spirituale che apra non soltanto alla riscoperta del rapporto con sé stessi e con gli altri, ma soprattutto con Dio. Il turismo religioso parte dall’esigenza di chi si mette in Cammino aprendo l’orizzonte dello spirito. Il pellegrino non soltanto cammina, ma nel cuore esprime il bisogno di cercare Dio. Ma ci siamo accorti che i Cammini hanno un limite: non sono conosciuti dai residenti, eppure c’è chi viene da fuori per parteciparvi. I residenti non sanno di vivere e di essere inseriti in percorsi di notevole bellezza. Da qui questa iniziativa anche di ripartenza dopo il Covid, per valorizzare l’esistente. Bisogna imparare non soltanto a presentare un’opera ma anche a dire che cosa quella opera vuole esprimere e perché è stata realizzata».
Per Lucio Zazzara, presidente del Parco della Maiella, «il Parco è molto interessato a ciò che accende nuova luce sul proprio territorio e ha finalità di tutelare il patrimonio e di valorizzarlo. È una cosa che va fatta con la mente completamente aperta, senza trascurare le tante occasioni di comprensione per migliore tutela e valorizzazione. La cultura è prodotto della biodiversità: si costruisce giorno per giorno nel rapporto con la natura e la persona. Una cultura che ha avuto momenti alti nel tempo e che noi oggi possiamo riconoscere con le permanenze significative come quelle dell’epoca celestiniana».
Don Gilberto Ruzzi, direttore dell’Ufficio catechistico regionale, ha spiegato come “Leggere e raccontare l’arte con gli esempi di due chiese dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto”. Don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo, sport e pellegrinaggi della Cei, ha sottolineato come «il Cammino sia un patrimonio e in quanto tale non può essere di nessuno: va difeso, custodito e valorizzato ma va lasciato così. E poi per fare un Cammino non basta la strada ma c’è bisogno della comunità. I Cammini vanno di moda ma spesso vengono imposti da chi li pensa, da chi li organizza, da chi li promuove dimenticando che le comunità vanno preparate al loro attraversamento». (r.o.)
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