Tutte le associazioni forensi dicono no al processo online

3 Maggio 2020

CHIETI. «Il processo in presenza è l’irrinunciabile strumento della giustizia garantita dai valori della nostra costituzione: le udienze da remoto posso costituire una eccezione, in un periodo di...

CHIETI. «Il processo in presenza è l’irrinunciabile strumento della giustizia garantita dai valori della nostra costituzione: le udienze da remoto posso costituire una eccezione, in un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, ma non possono diventare una regola». Anche le associazione forensi prendono posizione dopo la decisione del presidente del tribunale di Chieti di fermare le udienze penali e civili all’interno delle aule di palazzo di giustizia fino al prossimo 30 giugno.
La misura adottata dal dottor Guido Campli, finalizzata a contenere il rischio di contagio da coronavirus, prevede la possibilità di svolgere via internet una serie di procedimenti.
Contrarietà è stata espressa dall’Ordine degli avvocati di Chieti, la cui posizione ieri è stata condivisa da Camera penale, Camera civile, Associazione italiana giovani avvocati, Associazione italiana difensori d’ufficio, Società italiana avvocati amministrativisti, Comitato pari opportunità, Unione dei giuristi cattolici, Camera nazionale per la famiglia e i minorenni e Osservatorio nazionale del diritto di famiglia.
«L’avvocatura abruzzese», dice Goffredo Tatozzi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Chieti, «è ferma e compatta nel denunciare la impossibilità di considerare la trattazione in video conferenza come regola unica del processo sino al 30 giugno. La delibera del consiglio degli ordini forensi d’Abruzzo dimostra che i circa 6.000 avvocati abruzzesi hanno una posizione unitaria di contrasto al processo smaterializzato, laddove è evidente che a Chieti verranno avvocati da tutta la regione».
«Si tratta di una presa di posizione importantissima, come quella di tutte le associazioni forensi teatine che hanno condiviso appieno la decisione del consiglio dell’ordine. Gli avvocati sono pronti a ricominciare a lavorare ma senza ledere i diritti costituzionali dei propri assistiti», conclude l’avvocato Tatozzi.
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