«Tutti i giochi di nostro figlio agli ex compagni di scuola: così Federico vive ancora»

Mamma Gabriella Di Muzio e papà Nicola Di Carlo sei anni dopo la tragedia: «Lui ci ha chiesto di fare questo regalo, vogliamo realizzare i suoi desideri»
CHIETI. «Non è stato facile rientrare in questa scuola e parlare di fronte ad altri bambini. Ma portare avanti il desiderio di Federico per me era ed è importante». A sei anni dalla morte del piccolo Federico Di Carlo, mamma Gabriella Di Muzio torna nella scuola d’infanzia Cesarii insieme al marito, Nicola Di Carlo, e alla figlia 16enne Angelica, studentessa del liceo scientifico Masci. L’occasione è quella della presentazione della biblioteca intitolata a Federico e anche della celebrazione di un rapporto tra la famiglia Di Carlo e la scuola che non si è mai interrotto dalla morte del bimbo, stroncato dalla malattia a soli sei anni il 2 aprile del 2018. La Cesarii è una scuola particolare, adotta un metodo didattico chiamato “senza zaino” e favorisce una interazione molto stretta con il territorio e la sua comunità, a partire dalle famiglie degli alunni. Ed è quello che è successo con i Di Carlo, che nel 2020 hanno avviato un progetto per favorire la lettura, esaudendo uno dei desideri di Federico.
IL PROGETTO
Nel 2020 viene allestita la biblioteca della scuola d’infanzia. Gabriella e Nicola, finanziere e atleta della Runners Chieti, si occupano di tutto: dalle pitture sui muri, al mobilio, ai libri e ai giochi. Con il Covid il progetto subisce uno stop, ma appena terminata l’emergenza, nel 2022 il progetto riparte con il laboratorio di lettura tenuto da Gabriella. «È stata la maestra Marinella De Nicola, che era così affezionata a mio figlio, a chiedere di portare avanti il progetto della biblioteca, tenendo un laboratorio di lettura per rendere viva la biblioteca stessa e darle un senso più concreto». Il laboratorio va avanti da due anni. E così ogni mese Gabriella va nella scuola di Federico e negli altri plessi dell’istituto comprensivo 1, diretto da Simona Di Salvatore, e legge favole ai bambini di cinque anni. Il programma viene coordinato passo dopo passo con le maestre. Per lei, ingegnere informatico, non è stato facile: «Non sono brava a parlare, di solito lavoro da sola dietro un computer e mi confronto al massimo con qualche collega», dice sorridendo. «Per me è stato come entrare in un mondo sconosciuto. Ma mi ha aiutato Federico. Dentro quell’aula sento la sua presenza. Questa esperienza mi ha fatto anche scoprire che sono i bambini, con i loro sguardi e le loro domande, a insegnare a me qualcosa. Io esco sempre arricchita da qualcosa che uno di loro mi ha trasmesso e mi ha lasciato».
IL DESIDERIO DI FEDERICO
La biblioteca si trova vicino all’entrata della coloratissima scuola dell’infanzia. Sulla porta c’è una targa con su scritto “Aula con Biblioteca dei Bambini Federico Di Carlo”. E dentro, tra disegni sul muro, pitture, colori, libri, giochi e scritte, campeggia la foto di Federico: un angioletto biondo su un cavallo a dondolo. Sopra alla foto un’altra dedica: «A Federico, con sempiterno affetto e gratitudine, per l’esempio di bravura e di serenità che ci ha lasciato e che mai ci abbandonerà». Firmato: Istituto comprensivo 1 Chieti. Era stato il piccolo Federico a chiedere che i suoi giochi e i suoi libri andassero alla scuola. «Federico aveva molti desideri», ricorda la mamma, «forse perché sapeva, intuiva dove lo avrebbe portato la malattia. E questo desiderio lo stiamo realizzando. Questo pensiero mi sostiene e mi aiuta. Sapere che Federico è stato qui e in questa scuola ha passato anni molto belli ti lega a un ricordo bello».
SCUOLA DI COMUNITà
Se realizzare il desiderio di Federico è stato possibile, il merito va anche a una scuola che ha lavorato insieme alla famiglia Di Carlo, mettendosi a disposizione in tutto e per tutto, dalla dirigente, ai maestri fino al personale scolastico. «Questa famiglia ha lavorato in silenzio in maniera meravigliosa», dice la responsabile di plesso Valeria Del Grosso, nel corso della piccola cerimonia per presentare i nuovi libri e giochi donati dalla famiglia alla biblioteca. «La signora Gabriella porta avanti con i nostri bambini quello che avrebbe portato avanti con suo figlio», sottolinea la preside Di Salvatore, «questo è l’insegnamento più grande che ci sta dando e che c’è nella scuola. Perché la scuola serve a formare cittadini che abbiano valori solidi di umanità e di collaborazione reciproca, come quelli di questa famiglia che per tutti noi è di esempio».
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