Tutti in fila per i tamponi Attese fino a un’ora e mezza

Scoppiano le proteste: «Non ci sono nemmeno cartelli che spiegano dove fare i controlli» Grande lavoro degli operatori del 118 per aiutare gli utenti e ridurre al minimo i problemi
CHIETI. Per ore in fila in mezzo a uno spiazzale, nemmeno tanto grande, in attesa del tampone. Senza riparo in caso di pioggia e senza indicazioni di sorta: tutto affidato al fai-da-te dell’utenza, rassegnata e incredula di fronte a una situazione non degna di un ospedale di una città capoluogo di provincia. Bambini e anziani, l’utenza più debole e fragile, lasciata in attesa nello spiazzale senza neanche una sedia dove riposare. Ieri un anziano signore in fila sbandava visibilmente, non riusciva più a mantenersi in piedi. Ad accorgersi delle sue condizioni è stata una ragazza, anche lei in attesa di fare il tampone: lo ha sostenuto e ha chiamato gli infermieri, che gli hanno fatto saltare la coda per fare il test all’interno di un’ambulanza parcheggiata di fronte all’ingresso del 118, vicino al Pronto soccorso.
«Nessuna cartellonistica per spiegare dove si fanno i tamponi e che c’è da fare una doppia fila, la prima per i documenti necessari, la seconda per salire sull’ambulanza con l’infermiera che fa i tamponi», lamenta Anna, anche lei in attesa. Ieri le ambulanze erano due, ma solo una era operativa, perché l’infermiere della seconda, dopo aver iniziato a fare i tamponi alle 8.30, alle 10 ha dovuto lasciare la postazione per andare a fare i controlli a domicilio. Chi ha la febbre o non è in grado di uscire può richiedere, infatti, un test a domicilio. Chi, invece, vuole sbrigarsi subito può andare all’ospedale, nella sede del 118, dalle 8.30 alle 11. Anche se la coda viene smaltita tra le 12.30 e le 13. Ci vuole circa un’ora e mezza di attesa prima di poter fare il tampone. La fila deve autoregolarsi da sola, non ci sono transenne né segnali di distanziamento e si deve fare attenzione a non seguire l’unico cartello che indica il percorso Covid-19 per le ambulanze, perché porta fuori strada. Per fortuna gli operatori del 118, solleciti al di là dei loro incarichi e delle loro mansioni, fanno di tutto per alleviare il disagio degli utenti. A chi è più in difficoltà viene permesso, ad esempio, di entrare con la macchina fino allo spiazzale. Basta suonare davanti alla sbarra che subito gli operatori azionano il meccanismo per farla alzare. Solo che non tutti lo sanno. Non c’è alcun avviso a riguardo. «Io sono qui da oltre un’ora», dice un papà con un neonato in macchina, «ho chiesto di poter passare con la mia auto e hanno alzato la sbarra». Ma lo spiazzo non è grande e, inoltre, fa da parcheggio per altre ambulanze e mezzi del 118. Si capisce, dunque, che non è possibile ingombrarlo più di tanto. Il piazzale ospita anche il tir della Pet (Positron emission tomography): «Io ho accompagnato mia moglie che doveva fare la Pet», dice il teatino Roberto Sambenedetto, «ma non credo che sia bene per i pazienti oncologici, che sono già pazienti fragili, farli stare insieme a persone che possono avere il Covid». Protestano anche i pediatri, che hanno chiesto alla Asl un percorso distinto e del personale dedicato per i bambini che hanno bisogno del tampone per tornare a scuola. Come anche ci sarebbe bisogno di un percorso agevolato per le donne incinta.

