Uccisa a coltellate dal figlio «Mia sorella aveva paura di lui mi disse: quello mi ammazza»

1 Febbraio 2024

Il racconto in aula: «Paola non riusciva più ad accontentare le sue richieste di soldi Cristiano voleva denaro per i suoi vizi: vacanze sessuali, motocicletta e palestra»

CHIETI. «Lei aveva paura del figlio. Mi disse: “Quello mi ammazza”». Gabriella De Vincentiis fatica a trattenere le lacrime mentre parla nell’aula della Corte d’assise di Chieti durante l’udienza-chiave del processo sull’omicidio della sorella Paola, 69 anni, massacrata nella sua casa di Bucchianico – con 34 coltellate inferte dal figlio Cristiano De Vincentiis – la mattina del 19 ottobre 2022. L’assassino, 51 anni, che ha sempre sostenuto di essersi difeso da un’aggressione da parte della madre, è collegato in videoconferenza dal carcere di Viterbo: su di lui pende un’accusa da ergastolo.
Gabriella, citata come testimone, risponde per 22 minuti alle domande del presidente del tribunale Guido Campli (giudice a latere Maurizio Sacco), del pubblico ministero Giancarlo Ciani, del difensore dell’imputato, l’avvocato Gian Luca Totani, e del legale di parte civile Anna Olivieri. «Mia sorella», racconta la donna, «ha dedicato tutta la vita a suo figlio. Lui assumeva metadone ma anche droga. Paola lo accontentava in ogni richiesta perché aveva paura di lui: è sempre stato violento e aveva reazioni esagerate. Cristiano chiedeva denaro in continuazione e faceva una vita al di sopra delle proprie possibilità: moto, palestra, viaggi sessuali a Cuba e in Germania. Di tutto. Lei non aveva più soldi ed è stata costretta a rivolgersi a me: io le ho dato tutti i risparmi e la stessa cosa ha fatto mio figlio. Il giorno prima di morire, Paola mi ha chiesto di pagare l’assicurazione dell’automobile».
Qualche anno fa, la vittima vendette alla cifra di 115.000 euro un appartamento a Rimini e ne comprò un altro a Chieti al prezzo di circa 45.000 euro. «Io le dissi: “Paola, comincia a dire a Cristiano che i soldi stanno finendo”. Lei mi rispose: “No, non lo posso fare: quello mi uccide”. Con quei soldi hanno acquistato una moto per Cristiano, una macchina e tutto quello che gli serviva. Mia sorella non andava più neanche dal parrucchiere. Chiedeva soldi anche all’altra sorella, Annacarla, e mio cognato. Ripeto: tutto il denaro serviva per i vizi di Cristiano. E lei non è mai stata aggressiva nei suoi confronti. Al contrario, Paola lo ha sempre difeso. Come quando a Rimini i vicini, preoccupati per le grida, telefonarono ai carabinieri: mia sorella disse che stavano solo discutendo. Nell’ultimo periodo, il rapporto con il figlio era peggiorato: cominciavano a scarseggiare i soldi e lei non poteva più accontentarlo. Per lui era diventata inutile».
In aula sfilano anche i carabinieri che hanno condotto le indagini e arrestato l’assassino, gli operatori del 118, i vicini di casa che dicono: «Quell’uomo non ci è mai piaciuto». C’era cocaina nel corpo della vittima, droga assunta (in dosi minime) poco prima del delitto, come conferma davanti ai giudici il medico legale Cristian D’Ovidio, che ripercorre le fasi del delitto, ricostruito anche grazie all’intervento del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma.
Quelle conclusioni sono alla base del capo d’imputazione formulato dal pm. Per l’accusa, quella mattina Cristiano stava dormendo, disteso sul letto, all’interno della sua camera. All’improvviso, ricostruisce il pubblico ministero, «è stato aggredito dalla madre che, entrata nella stanza, lo colpiva al capo con la punta di uno schiaccianoci e al petto, zona mammella, con un coltello da cucina della lama di circa 20 centimetri, procurandogli una lesione lacero contusa in regione pettorale destra di cinque centimetri».
Subito dopo, Cristiano si è alzato dal letto e ha iniziato una colluttazione con la madre, «nel corso della quale riportava ferite alla mano destra per sfilare alla donna il coltello di cui si era munita». A quel punto, scrive il pm, l’imputato avrebbe potuto difendersi, «neutralizzando» la donna e anche allontanandosi dall’abitazione «per chiedere aiuto». E invece ha deciso «di colpire a sua volta la madre, avvalendosi del medesimo coltello, con il quale sferrava all’indirizzo del genitore ben 34 coltellate» in più parti del corpo, soprattutto alla schiena, anche a livello polmonare, al collo e alla nuca. In altre parole, dice il pm, Cristiano ha causato «volutamente la morte della madre».
Paola era arrivata a chiedere denaro, e anche con una certa insistenza, al parroco, padre Germano Santone, tra i testimoni citati dall’accusa: «Un paio di giorni prima del delitto», dice il sacerdote, «mi chiese soldi per la palestra del figlio. Quella volta non glieli diedi. La vidi molto più agitata del solito. Mi sono ben pentito di non aver chiamato i carabinieri».
Si tornerà in aula il 29 marzo per ascoltare due detenuti delle carceri di Pesaro e Teramo, dove De Vincentiis è stato rinchiuso nei mesi scorsi: dovranno riferire in merito alle confidenze ricevute dall’imputato sull’omicidio della madre.