Uccisa dal rogo in casa, nessun colpevole

23 Febbraio 2016

Vasto, resta il giallo su chi diede fuoco allo scooter nell’androne del palazzo. Nessun risarcimento ai familiari della vittima

VASTO. Nessun colpevole per la morte di Nadia Mahroussi. Nessuna responsabilità dei condomini per l’incendio che otto anni fa distrusse uno scooter parcheggiato nell’atrio di un palazzo e provocò la morte di un’inquilina. Il giudice del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, ha rigettato la richiesta di risarcimento danni presentata dai familiari di Nadia Mahroussi, 40 anni, la donna marocchina che perse la vita nel 2008, asfissiata dal fumo generato da un incendio sviluppatosi nell’ingresso di un’elegante palazzina in largo Del Fanciullo, accanto alla cattedrale di San Giuseppe.

I dieci fratelli della vittima chiedevano due milioni di euro al proprietario della moto e ai dodici inquilini della palazzina. La perizia di Stefano Moretti, come del resto quella della polizia fatta subito dopo la tragedia, ha escluso un fenomeno di autocombustione della moto, ipotizzando il dolo. Nessuno, però, saprà mai chi appiccò il fuoco allo scooter quella notte e perché. Il fuoco ha cancellato tutto e le indagini non sono riuscite ad identificare l’autore del gravissimo gesto. L’inchiesta penale per omicidio colposo è stata, quindi, archiviata. Due giorni fa si è svolta l’udienza civile. Il proprietario della moto era assistito dall’avvocato Fernando Pracilio, i proprietari degli appartamenti della palazzina erano rappresentati dall’avvocato Arnaldo Tascione. La sentenza ha stabilito che non essendo loro responsabili della morte della quarantenne non devono risarcire alcun danno. La triste storia di Nadia è ancora viva nella memori dei vastesi. La donna viveva in una mansarda ricavata nel sottotetto. Per lei non ci fu scampo quando divampò il rogo. La poveretta passò dal sonno alla morte.

Secondo i periti qualcuno innescò l’incendio ad uno scooter parcheggiato all’interno dell'edificio, nei pressi di un ingresso secondario. Sul luogo sono state trovate tracce tali da far ipotizzare un atto doloso. Le fiamme invasero la tromba delle scale trasformando il palazzo in una camera a gas. L’allarme quella notte scattò verso le 3, quando un giovane di 25 anni, che viveva in un appartamentino attiguo alla mansarda della vittima, si accorse che il fumo stava invadendo l’abitazione della donna. Il ragazzo diede l’allarme e, dopo aver avvertito i vigili del fuoco, cercò rifugio arrampicandosi sul tetto dell’edificio.

I pompieri si trovarono dinanzi una situazione drammatica: la palazzina era completamente invasa dal fumo e dalle finestre i condomini, terrorizzati, chiedevano aiuto. Spente le fiamme i vigili, con l’ausilio di un’autoscala, salvarono il giovane che si trovava sul tetto ed aiutarono ad uscire dal palazzo gli altri inquilini affidandoli al 118. I sanitari aiutarono i condomini, tra i quali una giovane donna tunisina, T.H., 20 anni, al sesto mese di gravidanza, subito trasferita in ospedale assieme al marito, Jaber Mansour, rimasto intossicato dal fumo. Anche altre persone furono costrette a ricorrere alle cure dei sanitari. Solo quando tutti uscirono dall’edificio, un vicino di Nadia Mahroussi si accorse che la donna non era tra gli scampati. Il ragazzo avvertì i soccorritori. Nadia Mahroussi era riversa sul letto ricoperto di fuliggine, ormai cadavere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA