Uccise il fratello con un rullo, pena ridotta a 4 anni e 5 mesi: riuscirà a evitare il carcere

Giuseppe Giansalvo colpì alla testa il fratello Matteo, appena maggiorenne La Corte d’assise d’appello concede uno sconto di 11 mesi rispetto al primo grado
L’AQUILA. La Corte d’assise d’appello dell’Aquila ha ridotto a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione la condanna nei confronti di Giuseppe Giansalvo, accusato dell’omicidio preterintenzionale del fratello Matteo, appena maggiorenne, colpito alla testa con un rullo da pittore nella loro abitazione di contrada Elcine, a Miglianico, il 17 gennaio 2021. Dai giudici di secondo grado (presidente Armanda Servino, a latere Carla De Matteis) è dunque arrivato uno sconto di poco meno di 11 mesi rispetto alla sentenza pronunciata dal tribunale di Chieti, con il rito abbreviato, il 24 maggio 2022. Significa che l’imputato, oggi venticinquenne, difeso dall’avvocato Marco Femminella, al netto del periodo già trascorso in misura cautelare (agli arresti domiciliari), riuscirà a evitare il carcere con una pena alternativa, come l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il procuratore generale Alessandro Mancini aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado. Le motivazioni saranno depositate entro il 19 settembre.
Giuseppe Giansalvo, come raccontano le carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia di Ortona, ha sempre sostenuto di «non essersi accorto che il rullo per pittura, nel corso della colluttazione, avesse perduto l’estremità di spugna, così rimanendo da lui impugnato solo il manico con sostegno metallico ricurvo e dall’estremità di ridotte dimensioni». Giuseppe aveva negato al fratello lo strumento, «con il quale Matteo aveva già iniziato a tinteggiare la propria stanza e che lui stesso gli aveva fornito a metà mattina, perché Matteo aveva preteso con arroganza le sigarette dalla madre, costretta a cedergli l’intero pacchetto, e tale circostanza lo aveva indotto a esercitare una sorta di autorità familiare». Nel dettaglio, dunque, il venticinquenne ha precisato di «aver ripreso il rullo dopo l’alterco tra Matteo e la madre e di aver negato a Matteo la sua restituzione per impedirgli di continuare il lavoro, come una sorta di punizione domestica». L’imputato ha riferito di aver «subìto l’ingresso di Matteo nella sua camera da letto, entrato per riprendere il rullo, che lo ha irriso dicendogli di non fare il bambino». Giuseppe ha aggiunto «di essersi opposto e di aver trattenuto il rullo finché aveva sbracciato con il braccio destro che impugnava il manico del rullo, che Matteo contendeva reggendo l’altra estremità in spugna, e così inferto il colpo risultato fatale, senza accorgersi che la parte in spugna si era staccata». A domanda, nel giorno dell’interrogatorio, l’imputato ha precisato che non era assolutamente sua intenzione uccidere il fratello e che «il colpo è stato inferto con il braccio destro, mentre con il sinistro si proteggeva dal pugno che Matteo stava sferrando con il proprio braccio destro, andato a vuoto».
L’avvocato Femminella, nella sua arringa, ha sottolineato proprio come la decisione di Giuseppe di negare il rullo sia stata presa per difendere la madre dall’aggressione da parte di Matteo. E lo stesso imputato, sempre secondo il legale, si è difeso dal fratello che voleva prendere il rullo con violenza. Dopo la lettura delle motivazioni, procura generale e difesa decideranno se presentare ricorso in Cassazione.

