Uccise il fratello, confermati 10 anni

20 Marzo 2021

Castiglione. Per la Corte d’Assise d’appello ci fu provocazione, sconto di 6 mesi

CASTIGLIONE MESSER MARINO. La Corte d’Assise d'appello dell'Aquila ha rideterminato la pena per omicidio preterintenzionale, nei confronti di Domenico Tatangelo a dieci anni di reclusione. La pena è stata ridotta di sei mesi considerando l'attenuante della provocazione. L'accusa nei confronti di Domenico Tatangelo era di omicidio del fratello Mario.
Il fatto avvenne il 22 febbraio del 2015 in un bar di Castiglione Messer Marino. I giudici d'appello hanno confermato anche il risarcimento dei danni alle parti civili. La Corte d'appello ha aderito pienamente alle richieste fatte in primo grado della pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore della Repubblica di Vasto Michele Pecoraro e delle parti civili rappresentate dagli avvocati Antonella Franceschelli del Foro di Roma, Francesco Bitritto ed Elisa Milanese del Foro di Vasto.
Gli avvocati di parte civile hanno espresso piena soddisfazione per una pena ritenuta adeguata e congrua per il reato ascritto. Piena soddisfazione anche per il riconosciuto risarcimento dei danni per le parti civili.
Nel corso del processo è emerso che Mario Tatangelo morì a seguito delle plurime complicanze connesse alla marcata “sindrome ipocinetica” (o immobilità) perdurata 7 mesi, conseguenza del gravissimo trauma cranico-encefalico riportato dalla vittima.
Domenico Tatangelo ha sempre dichiarato di non aver voluto uccidere il fratello. Mario Tatangelo morì a settembre 2015, sette mesi dopo i ricovero in ospedale.
Secondo i giudici della Corte d'Assise e ora anche per i giudici di appello furono i pugni sferrati da Domenico durante una lite a provocare la caduta di Mario, il trauma cranico e poi la morte. La furiose lite avvenne il 22 febbraio 2015. Era domenica. Domenico con Mario entrò nel locale Up and down, in paese. I due iniziarono a bere. All'improvviso scoppiò una discussione. Il diverbio degenerò e iniziarono gli spintoni. Ad un certo punto Domenico colpì il fratello con due pugni sul volto che gli fecero perdere l'equilibrio. Mario cadde a terra e dopo aver battuto la testa perse i sensi. Trasferito a Pescara dal 118 gli venne riscontrata la frattura della calotta cranica. Il ricoverò in terapia intensiva non riuscì a salvargli la vita. Il 30 settembre Mario morì.
A giudizio del medico legale, Pietro Falco, fu la caduta a provocare lo sfondamento della calotta cranica e una violenta emorragia cerebrale. In primo grado a Lanciano la pena era stata aggravata dai futili motivi. In appello è stata riconosciuta la provocazione. Domenico reagì ad uno schiaffo. La pena è stata ridotta tuttavia solo di 6 mesi. (p.c.)
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