Uccise la madre, ora rischia l’ergastolo

7 Settembre 2023

Cristiano De Vincentiis finisce sotto processo: il 29 novembre il caso in Corte d’assise. Il giudice dice no allo sconto di pena

CHIETI. L’accusa è da ergastolo. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, ha rinviato a giudizio Cristiano De Vincentiis, 51 anni, che il 19 ottobre 2022 uccise a Bucchianico la madre sessantanovenne Paola De Vincentiis (hanno lo stesso cognome) con 34 coltellate. Ieri mattina l’uomo, accusato di omicidio volontario aggravato e attualmente rinchiuso nel carcere di Teramo, si è presentato in aula. La prima udienza del processo è stata fissata per il 29 novembre prossimo davanti alla Corte d’assise di Chieti. Il giudice ha infatti rigettato la richiesta di rito abbreviato, condizionato a una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto. Nessun processo “veloce”, dunque: è l’effetto delle modifiche al codice di procedura penale introdotte dalla legge del 12 aprile 2019, che esclude sconti di pena per i reati puniti con il carcere a vita.
In base a una consulenza di parte redatta dallo psichiatra Vittorio Sconci, su incarico dell’avvocato difensore Gian Luca Totani, la capacità di intendere e volere di De Vincentiis – al momento del delitto – era grandemente scemata. Le due sorelle della vittima, Gabriella e Carla (assistite dall’avvocato Anna Olivieri) si sono costituite parte civile e chiedono 100.000 euro di risarcimento ciascuna.
Le indagini sul delitto, coordinate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, sono state condotte dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti e dal Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma. Per l’accusa, rappresentata ieri in aula dal pm Giuseppe Falasca, quella mattina Cristiano De Vincentiis stava dormendo, disteso sul letto, all’interno della sua camera nell’abitazione al civico 4 di via Cappellina, un vicolo che sbuca nella piazza principale del paese. All’improvviso, ricostruisce il pm, «è stato aggredito dalla madre Paola che, entrata nella stanza, lo colpiva al capo con la punta di uno schiaccianoci e al petto, zona mammella, con un coltello da cucina della lama di circa 20 centimetri, procurandogli una lesione lacero contusa in regione pettorale destra di cinque centimetri». Subito dopo, Cristiano si è alzato dal letto e ha iniziato una colluttazione con la madre, «nel corso della quale riportava ferite alla mano destra per sfilare alla donna il coltello di cui si era munita». A quel punto, scrive il pm, l’imputato avrebbe potuto difendersi, «neutralizzando» la donna e anche allontanandosi dall’abitazione «per chiedere aiuto». E invece ha deciso «di colpire a sua volta la madre, avvalendosi del medesimo coltello, con il quale sferrava all’indirizzo del genitore ben 34 coltellate» in più parti del corpo, soprattutto alla schiena, anche a livello polmonare, al collo e alla nuca. In altre parole, dice il pm, Cristiano ha causato «volutamente la morte della madre». Ed è scattata pure l’aggravante per la parentela.
In un primo momento, tra le ipotesi c’era anche quella della messinscena architettata dall’imputato nel tentativo di giustificare la furia assassina. Ma il sopralluogo del Ris e gli accertamenti del medico legale Cristian D’Ovidio hanno escluso che l’uomo si sia procurato da solo le ferite. Non solo: «L’interpretazione degli esami tossicologici consente di affermare che Paola De Vincentiis aveva assunto da pochissimo (rispetto all’evento delittuoso) cocaina a dosaggi minimi». (g.let.)
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