Uccise la moglie a bastonate: a processo

23 Gennaio 2021

Il gup manda Domenico Giannichi, 69 anni, davanti alla Corte d’assise per l’omicidio volontario aggravato di Luisa Ciarelli, 65 anni

TORINO DI SANGRO. L’accusa è di omicidio volontario aggravato. Rischia l’ergastolo Domenico Giannichi, l’operaio di 69 anni che il 30 novembre 2019, al culmine di una lite, uccise la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni. Il giudice Fabrizio Pasquale, davanti al quale l’indagato è comparso in remoto mercoledì pomeriggio, ha rigettato in toto le richieste dell’avvocato difensore Alberto Paone, e deciso per il rinvio a giudizio del 69enne davanti alla Corte d’assise di Lanciano. Il processo comincerà il 16 aprile.
L’udienza preliminare è stata lunga e travagliata. Giannichi uccise la moglie a bastonate in una scarpata distante poche centinaia di metri dalla sua casa dopo un battibecco in auto. Rinchiuso nel carcere di Vasto dal giorno del delitto, mercoledì si è collegato con l’aula del tribunale via internet. Il suo difensore ha chiesto la ripetizione della perizia psichiatrica per provare l’incapacità di intendere e volere del pensionato. A seguire ha chiesto al giudice la riqualificazione dell’accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. Infine l’avvocato Paone ha chiesto la celebrazione del processo con rito abbreviato.
Il gup Fabrizio Pasquale ha rigettato tutte le richieste della difesa basandosi sui risultati della prima perizia psichiatrica che acclarava la capacità di volere dell’imputato e sui risultati dell’esame autoptico che hanno raccontato la violenza dei colpi subiti dalla vittima. Giannichi quindi sarà giudicato ad aprile a Lanciano dalla Corte d’Assise.
Tanti i particolari ancora da chiarire nella drammatica vicenda. «L’ho colpita, poi ho cercato di salvarla. Ma è stato inutile»: dichiarò l’uomo subito dopo l’omicidio mentre si trovava ancora nella sua villa al civico 1 di via Montesecco. Il pensionato ammise subito di aver ucciso la moglie Luisa, di quattro anni più giovane, al culmine di una lite avvenuta in auto. Il sostituto procuratore di Vasto Gabriella De Lucia, contestò all’uomo l’omicidio volontario aggravato dai «futili motivi» e «dall’aver agito contro la coniuge». Il difensore ha sempre sostenuto che Giannichi soffrisse da tempo di disturbi psichici L’avvocato Alberto Paone, ha descritto il suo assistito confuso e «molto provato».
Quando venne raggiunto a casa dai carabinieri, Giannichi parlava della moglie in terza persona come se fosse ancora viva. Secondo la difesa l’imputato al momento dell’omicidio non era in sé al cento per cento.
In paese raccontano che è sempre stato un uomo tranquillo, serio, preciso e stimato, ma presentava situazioni psicologiche accresciute dopo un intervento chirurgico cui era stato sottoposto per una patologia molto seria. Per questo l’avvocato durante l’udienza preliminare ha chiesto una nuova perizia psichiatrica. La richiesta di rito abbreviato, invece, è stata presentata perché i coniugi quel giorno ebbero una colluttazione.
Secondo il difensore del pensionato, Giannichi (refertato per varie ecchimosi e lesioni, anche agli occhi), non è uscito con la moglie con l’idea di picchiarla e ucciderla ma il tragico epilogo sarebbe stata la conclusione di una lite degenerata. Di diverso avviso le forze dell’ordine e i magistrati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA