Ucciso con un pugno alla testa Oggi il processo all’assassino
L’artista Umberto Ranieri, 53 anni, fu colpito al volto in una piazzetta di Roma dopo un alterco L’avvocato della famiglia: «Chiedo una condanna esemplare». I genitori vogliono il risarcimento
PAGLIETA. Va alla sbarra oggi il 18enne di origine tunisine ritenuto colpevole dell’omicidio dell’artista Umberto Ranieri, ucciso con un pugno il 17 marzo scorso in largo Preneste, a Roma. Alle 11 Jelassi Mohamed Aziz, che da giugno è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, compare in udienza davanti al Gup di Roma per il reato di omicidio preterintenzionale. L’imputato rischia da 10 a 18 anni di reclusione, ma ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.
«Chiederò una condanna esemplare», preannuncia il legale della famiglia dell’artista di Paglieta, l’avvocato Giacinto Ceroli, «evidenziando che Ranieri è stato aggredito e ucciso per futili motivi. L’aggravante deve avere un peso». Dalle indagini è infatti emerso che l’artista 53enne è stato colpito al termine di un alterco scaturito dall’aver invitato Aziz e i suoi amici a non sporcare la piazza in cui stavano consumando una bustina di semi di girasole. Questo aspetto verrà messo in evidenza anche dal pubblico ministero Laura Condemi, che porta avanti l’accusa. L’imputato, del resto, ha ammesso le proprie responsabilità dopo essere stato identificato e arrestato dai carabinieri di Roma Casilina.
In apertura di udienza l’avvocato Ceroli procederà alla costituzione di parte civile dei genitori di Umberto, Anna e Filomeno. Quest’ultimo, impegnato da subito e in prima persona a cercare, insieme alla nipote Paola Abbonizio, la verità sulla morte del figlio, quasi certamente sarà in aula. «Lo facciamo soprattutto per essere presenti a ogni fase del processo», precisa il legale.
L’udienza di oggi dovrebbe concludersi con l’emissione della sentenza, anche se numerosi sono gli atti che compongono il fascicolo processuale. Si va dalle analisi del Dna eseguite dai carabinieri del Ris sui reperti raccolti in largo Preneste ai filmati delle telecamere dei circuiti di videosorveglianza installati vicino al luogo dell’aggressione e sui mezzi pubblici, dalle telefonate ai messaggi scambiati via cellulare o via social da Aziz con le due amiche che erano con lui al momento dell’aggressione.
Umberto Ranieri, in arte Nniet Brovdi, è stato colpito al volto con un violento pugno il 17 marzo scorso. Tre giorni dopo, il 20, è deceduto in ospedale senza mai riprendere conoscenza. Ci sono voluti tre mesi di indagini per dare un volto e un nome all’aggressore, incastrato dalle telecamere installate nella zona di largo Preneste e sui mezzi pubblici, nonché dalle telefonate e dai messaggi scambiati con la fidanzata di origini kosovare e con un’amica di quest’ultima, di origini romene, che facevano parte del gruppetto in cui Ranieri si è imbattuto in una assolata domenica pomeriggio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

