Ucciso con un pugno: si spera nel Dna

A due mesi dall’aggressione letale il Ris comincia le analisi biologiche su cicche di sigarette e caramelle trovate nella piazza
PAGLIETA. È riposta nel Dna la speranza di individuare chi ha ucciso Umberto Ranieri. A due mesi dall’omicidio dell’artista 55enne originario di Paglieta, i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma stanno per cominciare le analisi biologiche sui reperti trovati nel luogo dell’aggressione, ossia i giardini di largo Preneste, nel quartiere alla periferia est della Capitale. Qui, il 17 marzo scorso, Ranieri è stato colpito a morte. L’artista, conosciuto con lo pseudonimo di Nniet Brovdi, era solito passeggiare e intrattenersi nel parco, che si trova nelle vicinanze della sua abitazione. Lo stesso aveva fatto quella domenica di marzo quando, intorno alle 19,15, è stato visto discutere vicino a una panchina con un gruppo di quattro giovani, due uomini e due donne. All’improvviso uno dei ragazzi gli si è scagliato contro colpendolo con un pugno al volto, che lo ha fatto cadere a terra e battere violentemente la testa sul selciato. Mentre Ranieri era a terra privo di sensi, i quattro si sono dati alla fuga e da allora sono irreperibili. L’artista, operato d’urgenza, è deceduto tre giorni dopo, il 20 marzo, all’ospedale San Giovanni, in seguito alle lesioni irreversibili
. Sul luogo dell’aggressione la Scientifica ha individuato e raccolto diversi reperti. Adesso diciassette di questi saranno sottoposti ad esami di biologia forense alla ricerca di tracce di Dna, che possano portare all’individuazione del responsabile dell’omicidio.
Ieri il legale della famiglia Ranieri, l’avvocato Giacinto Ceroli, è stato nella sede dei Ris per verificare i reperti. Tra quelli da analizzare ci sono mozziconi di sigaretta, caramelle e cioccolata, ma anche semi commestibili che, secondo alcune testimonianze, il branco che ha aggredito Umberto potrebbe aver comprato, poco prima dell’episodio, in un mini market vicino a largo Preneste. E poi ci sono bottiglie di vetro che, come ormai accertato, sarebbero la causa scatenante dell’aggressione. Ranieri, infatti, avrebbe rimproverato i giovani per aver lasciato a terra le bottiglie dopo aver consumato birra, invitandoli a buttarle nel cestino della spazzatura. Da qui la reazione sproporzionata di uno dei giovani, che è costata la vita al 55enne. Le indagini di Procura e carabinieri, comunque, vanno avanti: l’ipotesi di reato è omicidio preterintenzionale. E queste nuove analisi riaccendono la speranza di familiari e amici di Umberto, che finora si sono scontrati con un muro di omertà e paura.
C’era tanta gente in largo Preneste lo scorso 17 marzo, ma sono in pochi ad aver raccontato agli investigatori quanto è successo quella sera. Per questo sabato scorso familiari e amici di Ranieri sono scesi in strada, con cartelloni e candele, per ricordare Umberto e chiedere per lui verità e giustizia.
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