Ucciso da una fucilata, fatale l’emorragia

Eseguita l’autopsia su De Gregorio: la morte in pochi minuti. Oggi pomeriggio i funerali a Piane D’Archi
GESSOPALENA . Antonino De Gregorio è deceduto per un colpo di fucile che gli ha lacerato il ventricolo destro. La ferita d’arma da fuoco ha provocato un’emorragia massiva che nel giro di due-tre minuti ha condotto alla morte lo sfortunato 72enne. È quanto ha accertato, al momento, l’autopsia eseguita ieri a Chieti dal patologo forense Domenico Angelucci, incaricato dalla procura di Lanciano. Prima della perizia sono state effettuate delle radiografie al torace per fissare la posizione del proiettile, rimasto all’interno del corpo. Dai risultati della perizia arriveranno risposte anche sulla distanza tra la vittima e il cacciatore che domenica ha sparato il colpo durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di contrada Coccioli, a Gessopalena, e sul tragitto fatto dal proiettile fuori e dentro il corpo del commerciante in pensione. Angelucci si è riservato 90 giorni per depositare le conclusioni.
Al termine dell’autopsia, la salma è stata riconsegnata alla famiglia per le esequie. L’ultimo saluto si tiene oggi, alle 15.30, nella chiesa del Santissimo Salvatore a Piane d’Archi, dove il 72enne risiedeva. La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Gessopalena, paese d’origine dell’uomo che lascia le tre figlie Debora, Jessica e Michelle. Per la morte di De Gregorio è indagato un cacciatore di 48 anni, C.D.L., di Roccascalegna, per il reato di omicidio colposo. È suo il fucile semiautomatico calibro 12, a palla unica, da cui è stato esploso l’unico colpo della braccata, a cui partecipavano 8 cacciatori. Il 48enne ha mirato a un cinghiale, mancandolo. Poi il colpo ha deviato la sua traiettoria, dopo aver impattato contro qualcosa, e si è conficcato nel petto del 72enne. De Gregorio è stato trovato esanime, dagli stessi cacciatori, sul ciglio della strada provinciale che collega Gessopalena a Roccascalegna. Forse era lì in cerca di funghi o tartufi, con sé aveva anche un fucile. Dubbi sulla sua presenza in un’area di caccia segnalata erano stati sollevati dai cacciatori.
«Dovrebbero portare il doveroso rispetto», replica l’avvocato Denis Lovison del foro di Ferrara, legale di uno dei parenti della vittima, «davanti a una tragedia che ha coinvolto un padre di famiglia, ucciso come un animale, non all’interno di un bosco, ma sul ciglio di una strada provinciale esposta al pubblico passaggio. Anziché intervenire con argomentazioni ipotetiche, frettolose e funzionali alle loro tesi difensive, che vorrebbero individuare in capo alla vittima responsabilità inesistenti, dovrebbero avere la decenza di tacere, per rispetto nei confronti dei familiari e per evitare di inquinare le prove. Questa difesa farà di tutto perché le suggestioni di alcuni dei soggetti coinvolti vengano spazzate via dalla verità, che sarà accertata nelle sedi opportune. È giusto che chi ha ucciso il signor De Gregorio paghi il suo debito con la giustizia». (s.so.)
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