Ucciso dentro casa a 40 anni La vicina nega: non sono stata io

Silvia Capuzzi, accusata di aver ammazzato Francesco Ciammaichella, interrogata dal pm per due ore L’altro sospettato non è stato ancora ascoltato. Determinanti saranno gli esami dei carabinieri del Ris
CHIETI. Ha risposto alle domande del pm per quasi due ore. La teatina Silvia Capuzzi, indagata insieme all’amico Cristian De Leonardis per l’omicidio volontario del quarantenne Francesco Ciammaichella, è stata interrogata venerdì mattina dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca. È la nuova tappa dell’inchiesta sul delitto avvenuto tra il 9 e il 10 novembre scorsi nell’alloggio popolare di via Albanese 41, dove la vittima è stata uccisa con un colpo in testa, il corpo per metà sotto il tavolo della cucina, a poca distanza una mazza da minigolf che potrebbe essere l’arma del delitto.
IL FACCIA A FACCIA
Due giorni fa, dunque, gli inquirenti hanno ritenuto opportuno convocare negli uffici di via Spaventa Capuzzi, 57 anni, coinvolta in vicende giudiziarie più e meno recenti, l’ultima volta finita in manette per appropriazione indebita e insolvenza fraudolenta ma in diverse occasioni implicata in storie di droga. La donna, assistita dall’avvocato Emanuele Calista, ha respinto la pesantissima accusa di aver ammazzato Ciammaichella e ha negato qualsiasi tipo di coinvolgimento, anche con un ruolo secondario. L’indagata, che abita nella palazzina popolare accanto a quella della vittima, ha risposto anche alle domande per ricostruire il contesto in cui viveva Ciammaichella, che percepiva il reddito di cittadinanza e aveva una cerchia relazionale piuttosto ristretta. È la prima volta che Capuzzi viene ascoltata nella veste di indagata: nelle ore successive al delitto, i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti l’avevano presa a verbale nella caserma di via Ricciardi, ma come persona informata sui fatti. Qualcosa, nel suo racconto, non deve aver convinto gli investigatori. Da qui la decisione di metterla sotto inchiesta per il più grave dei reati.
IL SECONDO INDAGATO
Il 47enne De Leonardis, assistito dall’avvocato Marco Femminella, per ora non è stato ancora convocato dal pm. La sera stessa dell’omicidio, quando anche lui è stato sentito come persona informata sui fatti, l’uomo ha sostenuto di essere mancato per sei giorni, trascorsi a casa della madre per curare una bronchite, e di aver notato il corpo quando è tornato e ha cercato Ciammaichella, che abita nell’alloggio accanto al suo, per salutarlo.
LE ANALISI
Decisivo sarà il rapporto dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Roma, che hanno ispezionato il luogo dell’omicidio e le abitazioni degli indagati. In alcuni punti del piccolo appartamento nei quali è molto probabile che sia passata la vittima dopo essere stata ferita, quasi inspiegabilmente non è stato trovato sangue. È possibile che l’assassino – o gli assassini – abbiano alterato il luogo del delitto prima di fare perdere le tracce. Di certo, Ciammaichella non è morto all’istante e si è mosso all’interno dell’appartamento prima di accasciarsi. Determinanti risulteranno pure le analisi sulla mazza da minigolf e sui vestiti sequestrati a De Leonardis e Capuzzi. Così come sarà fondamentale la comparazione delle impronte repertate all’interno della casa. In particolare, i Ris hanno individuato un’orma di scarpa che, per la posizione in cui è stata trovata, potrebbe appartenere all’assassino.
IL CELLULARE
I militari saranno impegnati anche a ricercare impronte digitali sul cellulare sequestrato alla vittima. Il contenuto dello smartphone verrà invece analizzato dall’ingegnere informatico Alessandro Diodoro, che ha già ricevuto l’incarico dal pm: entro due mesi si saprà se nei contatti telefonici, negli sms e nelle chat ci sono spunti interessanti per le indagini.

