Ucciso in casa, chiesta l’archiviazione

Dopo la morte di uno dei sospettati, la procura scagiona anche l’altra indagata per il delitto avvenuto il 9 novembre 2021
CHIETI. La procura di Chieti ha chiesto l’archiviazione per il caso di Francesco Ciammaichella, il quarantenne ucciso il 9 novembre 2021 nella sua casa popolare di via Albanese con un colpo alla testa, sferrato probabilmente con una mazza da minigolf. Nelle ore successive al delitto, il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva iscritto sul registro degli indagati, con l’accusa di omicidio volontario, due vicini della vittima che facevano parte della ristretta cerchia relazionale dell’ex dipendente della Burgo, descritto da chi lo conosceva come un tipo taciturno.
INDAGATI SCAGIONATI
Il sospettato principale, Cristian De Leonardis, 48 anni, è uscito di scena già lo scorso 11 dicembre, quando è stato trovato morto nella sua abitazione, stroncato da un malore improvviso. L’uomo, attraverso l’avvocato Marco Femminella, ha sempre negato ogni accusa, pur essendosi avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm e ai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti, che hanno indagato insieme al Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma. «L’interrogatorio è uno strumento di difesa. E De Leonardis non ha nulla da cui difendersi», erano state le parole del legale. Anche la seconda indagata, Silvia Capuzzi, 58 anni, è stata ora scagionata dalla procura, perché dalle indagini non sono emersi elementi tali per sostenere in giudizio un’accusa così grave. Capuzzi, assistita dall’avvocato Emanuele Calista, è stata interrogata in due circostanze dal pm. Ed entrambe le volte ha negato categoricamente qualsiasi tipo di coinvolgimento nell’omicidio. La donna, che abita nella palazzina popolare accanto a quella della vittima, è stata ascoltata in più occasioni anche per ricostruire il contesto in cui viveva Ciammaichella.
LA RICOSTRUZIONE
Il pomeriggio del 10 novembre di due anni fa, a lanciare l’allarme fu De Leonardis. I militari dell’Arma trovarono la vittima con una ferita alla testa, il corpo per metà sotto il tavolo della cucina e intorno tracce di sangue. Il movente è sempre rimasto un mistero. Anche perché dal cellulare sequestrato alla vittima non sono emersi messaggi di interesse investigativo; lo stesso discorso vale per l’analisi dei tabulati telefonici. Ora sulla richiesta di archiviazione dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari.
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