Ucciso in casa, trovato il Dna del killer

4 Febbraio 2021

C’erano frammenti di pelle sotto le unghie della vittima, Antonio Lizzi, 69 anni. L’assassino lo ha legato prima di scappare

MONTEODORISIO. È il 4 febbraio del 2018 quando Antonio Lizzi, 69 anni, pensionato di Monteodorisio, viene ritrovato morto. Il corpo legato e tumefatto viene lasciato all'ingresso della sua casa.
A distanza di tre anni, il giallo resta irrisolto. Ma gli investigatori hanno isolato un profilo genetico trasmettendolo alla banca dati. Il Dna dei frammenti di pelle trovati sotto le unghie di Lizzi restano di un profilo genetico ignoto.
L’assassino di Monteodorisio non ha ancora un nome e la vicenda resta un mistero. La Procura ha archiviato il caso, ma non è escluso che l'omicida, anche dopo anni, possa essere incastrato dal Dna. Esattamente come avvenne per il delitto dell'Olgiata, risolto dopo 20 anni.
I reperti acquisiti dai carabinieri sui vestiti, le scarpe di Antonio e il furgone Fiat Fiorino con il quale il giorno del delitto il pensionato tornò a casa, fino ad oggi non hanno aiutato affatto gli investigatori. Sono diverse decine i Dna che i carabinieri hanno acquisito da altrettante persone del Vastese attraverso le tracce salivari.
Persone che hanno avuto rapporti amicali e di conoscenza con la vittima. Le comparazioni dei carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche), iniziate pochi mesi dopo il delitto, non si sono mai fermate. Al momento però non c’è un colpevole.
Il medico legale rivelò che la morte risaliva a due giorni prima del ritrovamento. L’uomo era legato e pieno di ferite, il volto tumefatto per i colpi ricevuti. La porta era socchiusa. Gli investigatori eseguirono accertamenti tecnici all'ingresso della casa per rilevare le impronte. Altre perizie furono fatte al cimitero. Altre ancora nel furgone della vittima. Con il passare del tempo e soprattutto dopo l'esito negativo delle comparazioni, si era fatta strada l’ipotesi che l’assassino non fosse di Monteodorisio e, forse, neppure abruzzese.
Se l’omicidio dovesse restare senza un colpevole, sarebbe il secondo caso a Monteodorisio.
Nel 1979, mentre faceva provviste di acqua vicino a una fontana alla periferia del paese, qualcuno tese un agguato a un agricoltore quarantenne, Antonio Menna. L’uomo era di spalle, quando fu colpito a morte da diverse fucilate alla schiena. Poi l’omicida infierì sull’uomo colpendolo alla testa con il calcio del fucile. Poche ore dopo fu trovato il corpo straziato. Nessuno vide né sentì nulla.
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