Udienza don Andrè L’ex parroco da accusato a vittima

12 Giugno 2018

LANCIANO. Da imputato a vittima. Don Andrè Luiz Facchini, 41 anni, ex parroco di Sant’Agostino tornato dal 2012 in Brasile, ad Umuarama, non si è presentato ieri in udienza. Non si riesce a...

LANCIANO. Da imputato a vittima. Don Andrè Luiz Facchini, 41 anni, ex parroco di Sant’Agostino tornato dal 2012 in Brasile, ad Umuarama, non si è presentato ieri in udienza. Non si riesce a notificargli l’avviso di comparizione in tribunale. Sarà adesso il consolato italiano in Brasile a cercarlo e a provare a riportarlo in Italia. Il sacerdote, irreperibile, è a processo accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche. Avrebbe «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita». Avrebbe inferto ai ragazzi penitenze di tipo corporale (anche frustate) quando violavano le regole che imponeva. Ma è al tempo stesso parte offesa per le lesioni subite da due fratelli, Maurizio R., 38 anni, e Sandro R., 33 anni, il 28 ottobre 2011. E ieri in aula si è parlato proprio della notte del pestaggio. Prima, però, il giudice Andrea Belli ha ascoltato l’ultima teste, C.G., di Lanciano, che ha fatto parte della Legio dal 2006 al novembre 2011, la quale ha confermato molte delle accuse contro il prete e la sua condotta. Quella che, per l’accusa, la Curia non avrebbe controllato. Per questo la diocesi è a processo: ha una responsabilità civile. «È riuscito a rompere la mia relazione con un ragazzo», racconta C.G., «non voleva che frequentassimo persone al di fuori della Legio e ha ostacolato la relazione in ogni modo, fino a quando ci siamo lasciati. Con lui, poi, non esisteva il segreto confessionale: rivelava spesso peccati e segreti. Ho seguito le regole date, ma con il dolore nel cuore. Ho lasciato tutto quando ho capito chi fosse». Sono stati i carabinieri a raccontare quanto avvenuto il 28 ottobre 2011, quando don Andrè, secondo le accuse, fu pestato dai fratelli Maurizio e Sandro R.; quest’ultimo era l’“ossessione” del prete. «Arrivati alle 2,30, dopo la chiamata della centrale», dice il carabiniere F.G., «abbiamo trovato il prete sulla strada adiacente la casa dei due ragazzi. Aveva la maglia strappata e sangue su collo e petto. C’erano i due fratelli che lo offendevano, mentre lui li chiamava spacciatori». «Ci ha detto che c’era della droga dietro la targa dell’auto di Sandro», aggiunge il collega G.D.I., «e in effetti abbiamo trovato 1,04 grammi di cocaina in un involucro nascosto dietro la targa, che abbiamo dovuto smontare. Alla domanda di come lui lo sapesse e che ci facesse alle 2,30 in quella casa, è stato evasivo. I due fratelli invece lo accusavano di atti intimidatori». Nello specifico: il 1° ottobre 2011 la famiglia subì l’avvelenamento dei due cani, pochi giorni dopo l’incendio dell’auto della mamma e della legnaia. Incendio doloso perché i vigili del fuoco trovarono un innesco. Episodi denunciati ai carabinieri che l’11 ottobre 2011 avevano ricevuto una telefonata di don Andrè che diceva loro di indagare su Sandro R. perché spacciatore.
Teresa Di Rocco
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